Del perchè Vivrò al Mare

 

Sono una polentona…da generazioni. Mi sono sempre chiesta perchè il mare mi faccia un effetto così potente, profondo, viscerale .Mi tranquillizza, mi rasserena,mi dà un senso, mi fa sentire in armonia con il mondo, mi riporta alla giusta dimensione. Devo ammettere che l’imprinting me l’ha dato mia mamma che mi ci portava già da piccolina e negli anni che furono mi sono fatta delle gran belle vacanze in suolo costiero; poi, da adolescente ho iniziato ad andarci con amiche o morosetti e infine da adulta non l’ho mai abbandonato.Quando mi ritrovo in tasca 4 soldi a al lavoro mi graziano di qualche giorno di ferie mi fiondo in qualche spiaggia a fare il pieno di energia positiva! Quante volte ho lasciato perdere mete culturali interessantissime per inseguire il richiamo del mare… Da piccola poi dicevo sempre che avrei visitato tutte le isole del mondo: la mia dimensione è l’isola, anche ora che sono grande. Mi piace l’idea che sia un micro mondo più o meno indipendente, mi piace percorrerne il periplo, salirne la parte più alta, immergermi nelle varie baie, camminare in paese, sapere che l’unico collegamento con la terraferma è una barca o l’aereo, mi dà l’impressione di una vita più a misura d’uomo… Nel mio immaginario poi penso che in quelle di piccole dimensioni tutti si conoscano e si aiutino, la posta arrivi solo una volta alla settimana e sia quasi un evento, ci sia un unico bar in piazza dove passano le notizie e i pettegolezzi e d’inverno le navi che portano i rifornimenti a volte siano in ritardo per il maltempo e ci si renda così conto della fragilità dei nostri equilibri, dell’importanza delle piccole cose, si apprenda a stare bene in solitudine, si impari a vivere con ciò che si ha . E poi il tempo che scorre e non corre via perduto in sciocchezze, in macchina, in fila, in inutili e compulsivi acquisti, e gli odori,il rosmarino, il finocchio selvatico, i fichi, il salmastro, lo scorrere delle stagioni che là ci sono, le stagioni e si ha pure il tempo di viverle, di sentirsele scorrere sulla pelle, e poi l’estate con l’euforia dei turisti,la luna piena, la musica per le strade, l’odore di crema solare, i motorini e i bambini che strillano; e poi l’autunno che riporta tutto ad un ritmo rallentato, che fa apprezzare una felpa alla sera, con l’isola che torna vuota, con le giornate che si accorciano e le prime finestre chiuse. Ahhhh, potrei continuare per ore, se chiudo gli occhi e mi sforzo di pensare a qualcosa di bello mi arriva immediata l’immagine del mare e tutti i ricordi legati ad esso. Se si pensa poi che per amore suo ho perfino dedicato gli anni della mia giovinezza a lavorare stagionalmente in Puglia, Sadegna, Mallorca, Sporadi non avendone mai abbastanza, allora i conti tornano. Ecco perchè, poco ma sicuro, nel mio Piano B io vivrò al mare.

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8 pensieri su “Del perchè Vivrò al Mare

  1. Diceva Cesare Pavese in un suo articolo qualcosa tipo “una città senza fiume, è una città senz’anima”. Forse lo diceva diversamente, ma il succo è che l’acqua è il nostro elemento primario di vita.
    Niente di più vero: sono nata e cresciuta in una cittadina tra le montagne e di fiumi ce n’erano due. Ed è quella la parte di città cui penso immediatamente quando viene fatto il nome della mia cittadina natale.
    Poi mi sono trasferita con la famiglia tra i monti. Rivo sotto casa, ma non lo vedevo.
    Per l’università potevo scegliere tra due città, una padana ed una sul mare. Inizialmente ho scelto la padana per paura della fama dell’altra città. Ma ad una domanda a bruciapelo ho risposto con la città Mari&Monti: il mare non è bello come in Polinesia, ma è acqua ed io ho bisogno di sapere che c’è e vederlo tutti i giorni andando al lavoro.
    E, pensando al tuo post ‘sliding doors’, mi chiedo come sarebbe davvero andata la mia vita se avessi scelto l’altra città. Perché, fatalità, nel tempo ho conosciuto varie persone legate a quelle zone.
    Ma fa troppo male pensarci.

  2. Vogliamo tornare all’acqua, al mare perché abbiamo trascorso lì, a bagnomaria, i nove mesi più belli della nostra vita. Prima del parto. Niente di noi ha dimenticato le sensazioni che provavamo, la protezione, il galleggiare dolcemente, l’essere sospesi e sicuri, il riposo. Non dovevamo compiere neppure lo sforzo di respirare, c’era chi lo faceva anche per noi.

    Appena entro in piscina mi infilo sott’acqua e rivivo tutto, è come se la memoria fosse scolpita in ogni mia cellula. Il guaio è che l’istruttore vuole che tiri spesso la testa fuori per respirare, ma lui non capisce niente, non capisce perché io torno all’acqua.

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