Metti un giorno andando a lavorare

Una mattina come tante altre mi sveglio e ancora assonnata mi dirigo in bagno per la pulizia mattutina.
Mi rendo conto di essere stata oggetto di particolari attenzioni, durante la notte, di uno sciame di zanzare o comunque insetti che non mi hanno perdonato le braccia fuori dal lenzuolo.
Sbircio fuori dalla finestra e questo 7 Giugno 2011 mi saluta con un bel cielo plumbeo tipo Novembre misto a pioggerellina … Ok , non può piovere per sempre ….
Mi avvio ignara al lavoro sbagliando completamente l’abbigliamento: ho caldo nella parte alta del corpo e freddo nei piedi senza calzini.
Non contenta, ho anche l’etichetta della maglietta che mi si strofina sul collo e non vedo l’ora di arrivare in ufficio per tagliarla.
Ingresso : 2 dico 2 dico già 2 clienti che mi aspettano simpaticamente davanti allo sportello nonostante manchino circa 15 minuti all’apertura dello stesso … Ciondolando da un piede all’altro il primo signore si dimostra benevolo rassicurandomi con un ”stia tranquilla faccia le sue cose con calma” mentre nello stesso istante estrae il malloppo di soldi da versare. La faccia di quello dietro a lui non sembra voler dire la stessa cosa. Mannaggia a me che ho dimenticato di fare pipì prima di partire da casa, tocca iniziare con vescica piena.
Il collega nell’ufficio a fianco è già immerso nelle sue discussioni giornaliere al telefono con la moglie e svariati uffici di assistenza medica/sociale per cercare di spedire il padre oramai un po’ demente in qualche casa di cura pubblica (illuso)
Il clou della giornata però si realizza circa una mezz’ora dopo … La mia direttora stramazza sulla sedia svenuta dopo aver vomitato dentro al cestino .
Il cliente al momento presente non muove foglia, paralizzato (ammappete gli uomini), allora mi attivo maldestramente lasciando la prima fila dello sportello scoperta, alzo le gambe della sventurata sull’altra sedia, tolgo la giacca, sbottono camicia allargo cintura, bustina di zucchero pronta all’uso, bicchiere di acqua fresca e dentro di me penso “vediamo se almeno per oggi non mi asfissi con la tua voce stridula, la tua presenza ossessiva dietro alla mia schiena, i tuoi ordini impartiti tipo iointelligentetuscema mamma che cattiva persona che sono certo che ha la faccia giallo limone e le occhiaie verde pisello “…
Memori del famosissimo armadietto del Pronto Soccorso presente obbligatoriamente in tutti gli uffici il collega si tuffa a prendere il marchingegno per misurare la pressione e qui , la svolta comica :
fascia tipo laccio emostatico il povero braccio della direttora e inizia a gonfiare aria con la pompetta; la povera appena rivenuta lamenta la troppa pressione, cosa quanto mai evidente dando un’occhiata alla mano violacea della mal capitata … il solerte collega tenta invano di auscultare il battito ma niente, inverte addirittura i due auricolari pensando che magari c’è un destro e un sinistro tipo cuffiette dell’I-Pod . Niente non sente niente e pompa aria al chè la direttora lo implora di lasciare stare.
La situazione come ogni film che si rispetti è sublimata da una colonna sonora di telefoni che squillano e campanelli di porta che suonano. Torno ai posti di combattimento, non c’è tempo per i sentimentalismi, chiamiamo il compagno che venga a prelevarsela e noi si torna al nostro, chè domani è un altro giorno, si vedrà

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7 pensieri su “Metti un giorno andando a lavorare

    1. Macchè ! Anzi, se ne fa un vanto … dopo quello che le è successo nel giro di 24 ore era già operativa… Mah, io le ho detto che quì non siamo in guerra e questo non è un fronte ma al solito, siamo su lunghezze d’onde leggerissimamente diverse. sigh!

  1. se il mio capo dovesse svenire forse e dico forse qualcuno lo aiuterebbe se svenisse la capa cercheremmo di completare il lavoro che la sorte ha benignamente iniziato. direttrice viperetta acida che con megastipendio vive con mammà !

    1. Mamma mia che esemplare annoverate anche voi , eh?! mi sono sentita davvero cattiva ma nemmeno guardandola in un momento di vulnerabilità sono riuscita a vederla come una persona … Ho cercato di fare quello che si doveva fare e punto.

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