Quanto vi fidate ?

Qual è il limite sentimentale oltre al quale non permettete a nessuno di arrivare ? Ce l’avete un limite? Fino a dove i vostri cari possono danneggiarvi ? Date fiducia incondizionata ? Oppure è una fiducia guadagnata ? La fiducia è fino a prova contraria ? O si è colpevoli fino a prova contraria? Siete davvero capaci di darvi, di amare in maniera così incondizionata da essere pronti ad accettare qualsiasi delusione? Ci sono cose oggettive e cose soggettive quando si parla di fiducia ? E fino a dove la fiducia non intralcia la libertà di espressione della persona ? Vi hanno mai ferito così duramente da pensare che non avreste più potuto fidarvi di nessuno ? E quindi, vi concedete il lusso di affidarvi a qualcuno ? Puoi amare senza affidarti, senza fidarti ? E puoi amarti pur affidandoti ad un’altra persona ? Continuo ? No dai, penso di aver reso l’idea . Io ho un grosso problema con questa cosa della fiducia…da sempre… Ho anche i miei buoni e validi motivi a dire il vero però ciò non toglie che sarebbe ormai giunto il tempo di elaborare e passare oltre .Cosa che spesso penso di avere fatto, invece poi mi accorgo che non è così.I miei genitori sono stati le mie prime e più  importanti esperienze in merito.Ora sembra brutto perchè hanno anche infiniti meriti però non posso negare di avere imparato da loro anche  la lezione che chiunque ti può abbandonare da un momento all’altro.Non sono nemmeno stati i soli poi. Certo, ci sono buoni motivi, a volte assolutamente validi per tradire la fiducia anche della persona più cara, la vita è strana e ho imparato che è stupido e arrogante giudicare… Ma l’esperienza resta. Il senso di abbandono. Il senso di non contare nulla. Il senso di essere rifiutato, preso in giro, sottovalutato, sbagliato… E tutto perchè hai creduto, hai creduto in quelle persone e ti sei alzato ogni mattina dando per certo che loro/lei/lui ci sarebbero stati come il sole che sorge. Mi ha fatto un male da morire scoprire che non era così, da desiderare di morire. Poi è venuto il tempo di capire, accettare, perdonare, avere compassione, rispettare però la paura mi è rimasta anche se io la chiamo “tutelarmi” .Ma è paura, fottutissima paura di sentirmi morire di nuovo. Eppure dentro di me sò che probabilmente, più che stare a guardare gli altri, osservare se posso riporre la mia fiducia o meno, dovrei convogliare tutte queste energie  nel fidarmi di me, nel fidarmi del fatto che non morirei nemmeno questa volta, se capitasse di nuovo, perchè io ci sono e le cose della vita vanno vissute fino infondo, fino a farsi male se è il caso perchè la vita è questa.  O prendi o lasci.

Volevo fare un post sulla “borsa perfetta” e lo farò ! ma oggi è questo che mi passa per la testa e davvero, mi sembra strano perfino a scriverlo, mi interrogo quì, dove chi passa può dirmi la sua, dove nelle parole che leggo nei vs blog o nei commenti ci vedo tanta umanità tante persone come me e contemporaneamente mondi tutti diversi ma con tantissmi medesimi oggetti nelle borse … e questo vorrà pur dire qualcosa !

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20 pensieri su “Quanto vi fidate ?

  1. Alcune persone mi hanno fatto soffrire, alcuni mi hanno delusa… eppure la fiducia è un’attitudine che ho innata…. Offro fiducia sempre e comunque, spesso do’ anche seconde e terze chance…. A volte ne vale la pena, a volte no. Ma il rischio è da correre……. B.

    1. Bel gesto, denota che infondo ti fidi di te stessa enon temi che qualcuno ti possa ferire , danneggiare così tanto da obbligarti a dover stare sempre sulle difensive…. è un buon punto di partenza eh?!

  2. Ciao ti leggo da un po’, ma è la prima volta che commento 🙂
    Ho passato buona parte della mia infanzia con il terrore di venire abbandonata dai miei genitori, pur avendo prove quotidiane e inconfutabili della loro presenza e affidabilità (potere dei traumi infantili). Crescendo, questa paura di essere abbandonata si è tramutata nel terrore della morte (la loro, la mia, quella di coloro che amo). E’ stata una catena pesantissima da portare, finché un giorno – senza che consciamente ci pensassi, ma a volte la crescita è il salto di un gradino invece che la salita di una rampa – ho realizzato che tutto ciò che ho, tutto quello che conta è OGGI, ADESSO. E oggi, adesso, cerco di godere di tutto ciò che ho, senza troppe domande, senza grandi aspettative. Ciò non significa senza progetti o senza sogni, ma con la consapevolezza che c’è una buona parte di essi che non dipende solo da me, e che può venire meno senza preavviso. Mi godo le piccole cose molto più di prima… e le cose grandi mi affascinano e mi meravigliano in un modo che qualche anno fa non mi sarei neppure immaginata.

    1. Ma che bello! Grazie per averlo condiviso. Penso che hai raggiunto un importantissimo traguardo: l’ACCETTAZIONE. L’accettazione di ciò che è, semplicemente, del fatto che ci sono cose più grandi di noi e forse la cosa più intelligente, sensata, positiva, costruttiva da fare è abbandonarvici; non in maniera passiva ma con un senso di accettazione e quindi serenità derivante dal fatto che si è fiduciosi, forse per elaborazione, forse per crescita, forse per caso, forse per esperienza ma comunque direi che il gradino ha l’altezza di una rampa ! io penso che nell’Accettazione ci stanno dentro un mucchio di cose, tante elaborazioni, molta maturazione…è una cosa difficile anche se magari non sembra, quanti blocchi, quante scelte, quanti disagi per questo fatto di non accettare determinate cose, eventi, persone ?! Bello, auguro capiti a me e a tanti altri quello che (non penso a caso) è successo a te !!! grazie ancora

      1. E’ vero che l’accettazione viene con l’età… e con la consapevolezza che ci sono battaglie che semplicemente non possiamo vincere. Ti auguro di trovare tanta serenità sul tuo cammino

  3. troppo intimistico questo post, ma partecipo lo stesso: uno pensa che i propri genitori non abbiano fatto sempre la cosa giusta con lui, e giura che lui non sarà come loro. Poi una mattina, diciamo verso i 35-40, mentre ti stai radendo davanti allo specchio (per un uomo, ma ci sarà l’analogo anche per una donna) con disappunto ti scopri sul volto le stesse rughe di espressione di tuo padre…

    1. Sì, in effetti mooolto intimistico . Tu hai la caratteristica di vedere le cose sempre da un’angolazione molto personale, cogli spesso sfumature che stanno ai lati, te l’hanno mai detto ?! Tornando a quanto dici, fammi capire, significa che è una ruota che gira? Che è normale e fa parte della vita ? E quindi come ci si regola secondo te, tocca “tutelarsi” o al contrario proprio perchè è naturale lanciarsi ugualmente ? Cmq è vero, motlo spesso ci si ripromette di non diventare mai come i tuoi genitori perlomeno in un certo ambito e poi invece arriva un giorno che ti accorgi che sei proprio identico !!! Una bella lezione di umiltà

      1. i miei non ci sono più da parecchio. forse per questo l’immagine che ne ho di persone giovani non viene distorta (ci fossero oggi sarebbero degli anziani a loro turno entrati nella paura dell’abbandono, chissà, e non penserei a com’erano tanti anni fa). Però si sono lanciati nel fare i genitori e, dilettanti allo sbaraglio come tutti, hanno fatto cose buone e altre meno. Dopo averli contestati da ragazzo (chiunque lo fa e lo farà sempre con qualunque genitore) oggi vado orgoglioso, o meglio accetto pienamente e riconsoco come mio, il telaio comportamentale-sociale-culturale-psicologico-razionale che mi hanno dato; e le lacune a volte siano benedette: sono quei buchi in cui sei sfuggito dal loro controllo. Non tutte, non illudiamoci: ma ormai è andata così, che vale?

        troppo personale, rigeneralizzo (ma temo comunque di perdermi un po’ in chiacchiere) circa le persone che ci hanno abbandonato: sia anche stata una faccenda terribile, e soprattutto se ci ha parecchio segnato, ciascuno guardandosi allo specchio scopre che, dopo qualche tempo, qualche ruga d’espressione la deve anche a loro (il che credo non sia male).

  4. E allora eccone uno di una persona che sta ancora dentro il sistema fino al collo! 🙂
    Anche io come Gianluca non mi sono mai sentita tradita dai miei genitori, ci sono sempre stati, a volte perfino troppo! Non dovevo (e non devo) nemmeno chiedere.
    Con i ragazzi devo ammettere che non sono mai arrivata ad affidarmi al 100% e anche quando sono stata lasciata e ha fatto DAVVERO male, non ho mai pensato di morire. Ora che sono sposata mi fido al 100% di M, ma questo non significa che lui sia li’ sempre per me. Non e’ che mi possa leggere nel cervello e capire quello di cui ho bisogno, a volte anche lui ha bisogno di me (magari proprio quando io avrei bisogno di sostegno da lui) e allora mi faccio forza, comunque so che lui mi e’ sempre accanto anche quando non ci riesce… non so se mi spiego.
    Secondo me non dobbiamo mai arrivare a contare solo sull’altro. Ci deve sempre essere una forza interiore nostra che conta solo su di noi. Solo cosi’ potremo poi apprezzare quello che l’altro ci da’ senza pretendere cose forse impossibili.

    1. “comunque so che lui mi e’ sempre accanto anche quando non ci riesce” …. questa cosa è bellissima, il fatto che tu lo riconosca, il fatto chelui comunque sia lì. Molto più importanti di tanti gesti eclatanti .

  5. Ciao. Io dai miei genitori non mi sono mai sentito abbandonato, nonostante abbiano fatto di tutto per rendermi autonomo dalla più tenera età (beh, non a sei anni…). E questo è già un privilegio.
    Più complicata la cosa nei rapporti con le donne. Però, anche sotto questo aspetto, forse perché razionalmente do per scontato che l’amore è un sentimento complesso e in parte fragile, non ho mai vissuto sulla mia pelle l’esperienza della “fiducia tradita”. Certo, ho provato anch’io almeno una volta i dolori terribili causati dalla separazione (comunque, col senno ex post, “piccole” tragedie, perché nessuno è morto). Tuttavia, probabilmente grazie al mio scetticismo, ho attribuito la responsabilità delle mie sofferenze al destino universale dell’essere umano, scagionando ogni altro indiziato.
    Credo, invece, di aver provocato almeno in un caso la sensazione della fiducita tradita. Essere causa di emozionidel genere è molto brutto anche per l’autore, soprattutto se per la “vittima” faresti qualsiasi cosa per non procurarle dolore. Ma una specie di istinto di sopravvivenza ti spinge a volte ad allontanarti, facendo del male.
    Chissà se tutto ciò che ho scritto risulta comprensibile. Ciao.
    P.S: ti leggo spesso. Io ho abbandonato da pochi mesi non i bonifici ma le polizze. Facevo parte dei cugini dei bancari, cioè gli assicurativi. Dopo ventuno anni, sì, ho tagliato le catene. Una delle cose più giuste che abbia fatto in vita mia.

    1. No, scusa…e mi arrivi quì snocciolandomi questa serie di informazioni ?! Cioè:
      1- bella ‘sta cosa che i primi a scrivere un commento siano stati due maschietti, vuol dire che anche l’universo maschile si interroga su questa emozione, sentimento che rende un po’ fragili
      2- mi dici che mi leggi spesso ed io è la prima volta che so della tua esistenza, fascino del web
      3- da “polizze e sogni” sei finalmente approdato a “sogni e realtà” …. ma io ne voglio sapere moooooolto di più !!! Sono sinceramente contenta per te e per la tua ultima frase. e anche curiosissima.
      4- torniamo a bomba : la tua visione del concetto di fiducia è meno tragica, più filosofica in un certo senso (fa parte della vita) e in effetti non è sbagliato perchè aiuta a ridimensionare, cosa che a me non riesce sempre bene……
      5- ribadisco che trovo meraviglioso che perfetti sconosciuti si prendano la briga di raccontarmi un piccolo pezzo del loro mondo, mi sento onorata e ne faccio davvero tesoro perchè si potrà dire tutto ma non che NON siano disinteressati!

      p.s. Ora però , capitemi…. 2 commenti ed entrambi di gente che ha mollato il lavoro da poco !!! Vogliamo girare il coletllo nella piaga ?! Tanto arrivo anche io tra poco ……………………….. LoL

      1. Ciao. L’argomento era irresistibile e sono intervenuto. Tra sconosciuti, e a distanza, è vero, è più facile affrontare alcuni argomenti.
        Nei tuoi articoli riconosco l’insofferenza che provavo anch’io prima dell’abbandono delle polizze (si saranno sentite tradite?). Potresti un giorno scrivere una cosa come “dieci domande a chi ha lasciato il lavoro”. Io risponderò senza reticenze. Potrei anche raccontare senza traccia, sì, ma sarei troppo sintetico, temo.
        Vabbè, sto esagerando, dal leggere soltanto sono passato a chiedere contenuti specifici.La libertà fa brutti scherzi. Questo commento non merita la pubblicazione, evidentemente. Ciao.

        1. Ciao ! Ma sai che invece mi hai dato una bella idea? Che ne dici se ti faccio un po’ di domande via mail e poi pubblico un post sotto forma di intervista dal titolo “storie da chi ha saltato il fosso” o qualcosa del genere ? Sarebbe uno spreco scrivessi solo nei commenti, facciamo di più , ti dedico un post !!! capirai, manco fossi il Fatto Quotidiano …..
          Però dimmi, hai dribblato la domanda… tu quanto ti fidi ? 😉

      2. Ciao. Una specie di intervista? Mamma mia. Per me sarebbe ovviamente la prima volta, perché no? Spero le mie risposte possano risultare utili o almeno interessanti. Non vorrei che tu perdessi lettori. Bene. Quando vuoi. Il mio indirizzo di posta elettronica credo tu lo legga nel modulo che si compila per commentare (non so granché in proposito). Sono impaziente.
        Comunque, quanto alla domanda del titolo, io mi fido integralmente. Se sono fidanzato, di lei mi fido sotto ogni profilo e senza condizioni o limiti. E dall’inizio. Cioè dal momento in cui ho deciso di legarmi. Come potrei unirmi a una della quale non mi fido ciecamente? Se ho delle riserve, anche piccole, dentro non mi nasce alcun sentimento. Ma non è cosi per tutti? Non è un presupposto indispensabile?
        Direi che per creare un qualsiasi rapporto con chicchessia è necessaria la fiducia piena. Ovviamente una fiducia relativizzata al tipo di relazione. Del mio meccanico mi fido pienamente (sotto il punto di vista della competenza e dell’onestà). Lo stesso della signora che mi taglia i capelli, ad eempio perché so che non me li farà mai troppo corti. Qualche settimana fa ho passato una ventina di giorni in Grecia e, appena arrivato, ho chiesto alla ragazza che gestisce i microappartamenti di poter pagare subito per l’intero periodo. Accettano solo contanti e mi seccava averne tanti con me. Ero già stato una volta lì e conoscevo la ragazza. Mi fidavo. Ho pagato tutto. una sommetta non eccezionale ma nemmeno piccolissima. Nessuna ricevuta, mi ha detto che me l’avrebbe data l’ultimo giorno, come era accaduto anche l’altra volta. Mi sono fidato senza alcuna riserva. E ho fatto bene. Cosa c’è di più bello di fidarsi, se è questo che si sente dentro? Ciao..

        1. Evviva! Allora ok, l’indirizzo mail lo vedo, ora con calma mi preparo un po’ di domande alle quali tu potrai rispondere o meno, scriverai come, quanto, quando vorrai e se per caso un giorno volessi togliere qualcosa o tutto basta che tu me lo faccia sapere, ok? Quindi sentiti assolutamente libero… Per i lettori, io mi fido di loro e magari un po’ loro di me e poi il mio è un blog appositamente NON pubblicizzato quindi non ho nessun tipo di aspettativa in questo senso, a chi piace si ferma e legge altrimenti arrivederci e grazie lo stesso !!! Bello, sono contenta, ora voglio pensare alle domande da farti…
          Discorso fiducia: da quanto scrivi denoti un buon equilibrio interiore e una logica che non fa una grinza… purtroppo io, metti che sono donna, metti che l’equilibrio è a volte un po’ precario ma la logica con me spesso va a farsi un giro….. Tu dici bene ma, a io per esempio, senza nessun motivo apparente ( o forse perchè mi è capitato) inizio a guardare l’altra persona e a immaginare che questa magari ha un’altra vita, oppure per comodità di non dare spiegazioni anche su cose innocenti omette o dice bugie, oppure con i genitori, per esempio, una mamma se ne va più o meno da un giorno all’altro e dopo un paio di anni il papà, sempre da un giorno all’altro, ti mette alla porta senza nemmeno 50.000 lire in tasca e arrivederci e grazie e non sai nemmeno chi ringraziare. E magari hai solo 19 anni, per esempio. Come fai ad avere riserve verso i genitori e come fai dopo a pensare che degli estranei possano essere “migliori” di loro? Insomma, hai ragione, ma ritnego ancora che l’esperienza di vita lasci degli insegnamenti a volte meno logici però reali , eccome.

      3. Ciao. Va bene. Allora attendo tue notizie. Il discorso sulle bugie è interessante. Potresti svilupparlo in un articolo. Bugia od omissione per comodità, per non dare spiegazioni su cose non importanti e comunque innocue. Frequenti, ritengo. La semplice omissione è meno grave? O sono irrilevanti entrambe? Oppure il mentire su cose innocenti è comunque un segnale cattivo, un sintomo di abitudine alla falsità? E le bugie a fin di bene? Non saprei rispondere in via definitiva. Tendo però a essere benevolo e preferisco provare a capire se sotto c’è qualcosa di brutto o no. Con presunzione d’innocenza. Ciao.

  6. Bel Post!
    “La fiducia te la devi guadagnare” così dicevano i miei. Oggi penso che la fiducia è una merce preziosa e dal valore incalcolabile. Qualcuno mi ha detto “Mi fido di te se tu ti fidi di te”.
    E un bel modo di fidarsi;-)
    Live simply take it easy
    Alberto

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