Intervista: il piano B di un ex assicuratore

Lo so, è lunga, lunghissima…ma in coscienza non sono stata capace di togliere quasi nulla, tutto troppo interessante. Grazie alla generosità di Gialusky, lettore e commentatore sporadico di questo blog, mi ha regalato la Sua versione del Piano B .

Quale lavoro e con quale mansione hai lasciato ?
R.: lavoravo in una compagnia di assicurazioni. Nell’ultimo periodo mi occupavo della gestione del portafoglio. Decidevo se rinnovare o disdire i contratti, determinavo le condizioni da proporre per il rinnovo, curavo i rapporti con le imprese assicurate, direttamente o tramite agenti. Avevo una autonomia decisionale discreta, sempre nell’ambito di procedure e limiti ferrei.
Quali soddisfazioni e quali problematiche lavorative e non riscontravi ultimamente ?
R.: nell’ultimo periodo non provavo soddisfazioni lavorative di sorta. Tutto doveva svolgersi in forme e con contenuti standardizzati. Questo metodo probabilmente porta utili all’azienda e garantisce un trattamento corretto e trasparente ai clienti ma la mia indole ne soffriva. Sotto l’aspetto della vita quotidiana, poi, non sopportavo più la routine, la sveglia la mattina presto, l’uscita di casa alle 8, un’ora per giungere a destinazione (distanza: soltanto 8 chilometri da casa a ufficio), mezzi pubblici indecenti nelle ore di punta, lavoro ripetitivo e anche snervante perché era piuttosto facile commettere errori visto il dettaglio con il quale l’attività era disciplinata. Insomma, tornavo a casa alle sette di sera, dopo un’altra ora di viaggio, la mente a pezzi, mal di testa fisso il venerdì pomeriggio libero, e spossatezza il sabato mattina. Difficoltà, sei giorni su sette, addirittura a leggere romanzi, cosa che tanto mi piace. Unica soddisfazione, lo stipendio. Appena discreto, secondo me. Più che buono, stando alle statistiche che vengono pubblicate sui giornali.
Ricordi i sogni che avevi da ragazzino? e quali erano ?
R.: fino a 13 anni volevo fare il tennista. Poi mi passò, così, da un momento all’altro. Scrivevo poesie che immaginavo un giorno avrebbero cantato Bruce Springsteen e Lou Reed, due miei idoli nell’adolescenza. Ma non mi interessava suonare. Mi parevano a volte un po’ troppo stupidamente pacchiani, quei cantanti. Conducevo un programma in una radio locale. Ne lessi qualcuna un paio di volte senza specificare chi fosse l’autore. In sottofondo andava musica classica. Un uso improprio del mio spazio. Era un programma di musica rock. Insomma, sognavo una vita da adulto all’insegna della fantasia. In una radio o scrivendo. Sentivo un’avversione vaga per la quotidianità vincolata, che avevo intuito governare le esistenze di tutti. Poi, scherzo del destino, ho invece lavorato per 21 anni in una compagnia di assicurazioni. La vita è strana, a dir poco. Il fatto è che bisogna pur essere autonomi e quindi guadagnare. E i soldi mi hanno permesso, oltre che di vivere più che bene dal punto di vista materiale, di viaggiare, di visitare luoghi sognati. Quindi, si accetta lo scambio, lavoro sgradito contro soldi. E gli anni passano. Avrei dovuto provare a coniugare il lavoro con il piacere.
• In che percentuale hanno influito sulla tua scelta i familiari, i tuoi affetti?
R.: direi nessuna. Tutti coloro che sono venuti a conoscenza del mio proposito mi hanno sconsigliato caldamente di fare questa cosa. Tutti. Indistintamente. Devo dire che, essendo non sposato né fidanzato, e inoltre privo di figli o familiari a carico, l’aspetto “responsabilità economica” era ed è limitato alla mia singola, pur esigente, persona. Posso dire che, tempo fa, quando la scelta era già in embrione, la mia fidanzata dell’epoca reagiva all’esposizione dei miei propositi semplicemente tacendo. Finché un giorno esplose dicendo che se la pensavo in quel modo voleva dire che non la amavo perché significava che non intendevo crearmi con lei una famiglia. Obiettai sostenendo che forse se si è sereni e contenti la famiglia viene meglio. Ma ricordo che questa osservazione, pur forse pregevole, non sortì risultati favorevoli. Poi ci siamo lasciati ma non credo che quei discorsi abbiano influenzato in modo decisivo l’evoluzione del rapporto.
Dammi una proporzione tra testa, cuore e pancia: raccontami come li hai messi d’accordo…
R.: la testa suggeriva per il 70% di andare (“non posso continuare così; è una vita che mi debilita e che passa per gran parte senza alcuna sensazione bella”), per il 30% di desistere perché era da pazzi, dal punto di vista economico, rinunciare a un posto del genere. Cuore e pancia dicevano al 100% di andare. Avevo degli amici, tra i colleghi, e sono rimasti amici, come previsto. Nessuna malinconia prima o dopo la fuoriuscita. Quell’opposizione del 30% di testa, che riguardava solo gli aspetti economici della faccenda, l’ho vinta mettendomi a tavolino. Ho scoperto così, dal confronto dei saldi bancari annui, che avevo speso, nell’ultimo lustro, meno di un terzo del mio stipendio, peraltro non particolarmente elevato, e senza che mi fossi impegnato minimamente per contenere le uscite. Quindi, ciò di cui disponevo mi sarebbe bastato per molti anni senza problema alcuno. Era un punto di partenza importante. Dimostrava, inoltre, che avevo una abitudine spontanea alla sobrietà. Non sono tirchio, eh. Poi accadde incredibilmente che il mio datore di lavoro lanciò un piano di incentivazione all’esodo volontario. Soldi, parecchi soldi, contro dimissioni. I conti iniziavano proprio a tornare. A quel punto, si susseguirono una serie di considerazioni continuamente rimuginate che credo per gran parte siano ovvie e patrimonio di tutti coloro che si accingono a prendere decisioni del genere. Le scrivo in ordine sparso: il piano economico l’ho elaborato e regge; non è ipotizzata alcuna riduzione dei consumi, peraltro già austeri; i viaggi sognati li ho fatti, non avrebbe senso ritornare in quei luoghi, i ricordi ne soffrirebbero; potrò continuare a viaggiare, cosa per me irrinunciabile, ma verso mete più a buon mercato, comunque bellissime; non ho mai buttato i soldi in cose inutili; la vita è una; non si può avere paura fino alla tomba; se poi mi pentirò mi impegnerò per recuperare; ho paura della vecchiaia, che è lontana ma non troppo, proprio per questo devo provare qualcosa di diverso, ora; per scelte del genere, non muore nessuno; nessuno può sapere se farà in tempo a spendere i soldi che ha; se continuo a lavorare, passerò nei prossimi 18 anni l’equivalente di quasi dodici mesi nel tragitto casa-ufficio e ufficio-casa e per di più in ore di punta (sconvolgente ma è proprio così, calcolatrice alla mano). Comunque, nonostante il piano economico ragionevole, l’opposizione della testa, se pur per percentuale minoritaria, è stata strenua.
• Quali progetti vuoi sviluppare?
R.: non ho lasciato il mio bel contratto a tempo indeterminato di 37 ore settimanali come dipendente per diventare imprenditore o libero professionista per 60 ore settimanali! Non ho passioni in questo senso. Ciò che voglio è non avere impegni di lavoro. Questo è già un progetto ambizioso. Voglio essere libero di fare ciò che desidero. Non ho peraltro talenti particolari, temo. Insomma, non mi si prospetta un futuro di gloria. Non possiamo essere tutti artisti. Poi, quelli veri quanti sono? E spesso vendono anche pochissimo! Mi diletto a scrivere racconti ma sono abbastanza accorto da riconoscere che non presentano un valore letterario apprezzabile. Vero che viene pubblicato di tutto ma, insomma, rimarrà una mia passione personale e basta. Mi piacerebbe anche, a dire il vero, un piccolo “lavoro” creativo, ad esempio quello di lettore per una casa editrice. Sai, quelli che leggono i manoscritti ed elaborano una scheda critica. In passato l’ho fatto in via amatoriale per un sito. E’ un’attività molto piacevole. Anche quando l’opera da valutare è terribile. Si entra nella psicologia delle persone, nei loro tentativi sinceri di comunicare. Ci si può commuovere, anche quando lo scritto non vale alcunché. E poi anche l’autore peggiore può lasciarsi sfuggire una frase memorabile. Conosco una signora che ha fatto la lettrice per tutta la vita. Parlandole, mi è sembrato che anche gli scritti bocciati, quelli mediocri, comunque l’avessero arricchita. Temo però un po’ il rischio di desensibilizzazione, dovuto all’eccesso di lettura. Ma è un’idea di difficilissima realizzazione. Non ho la formazione né le qualità per un lavoro del genere in una casa editrice seria. Mi fossi laureato in Lettere… Poi, certamente, nei prossimi trent’anni scriverò un’opera sui romanzi del mio autore preferito. Altro mio obiettivo di medio periodo è riuscire a vivere stabilmente per una parte considerevole dell’anno al mare. Sei mesi in qualche isola del Mediterraneo meridionale e un mese all’estremo nord del mondo. Il resto dell’anno in città. Piano non semplice ma sono fiducioso. Per ora mi accontento di periodi più brevi. Ma, in fondo, il mio vero progetto lo sto già realizzando. Mi sveglio quando mi sveglio, passeggio a tutte le ore, leggo tanti libri, viaggio quando voglio, ho molto più tempo e più sorrisi da dedicare alle persone care e posso aiutare un po’ chi ha bisogno di una mano. E, poi, la libertà, se pur nei limiti comunque ineliminabili in cui questa è concessa, credo sia un valore in sé, a prescindere da ciò che si faccia. Per me, momenti di contentezza sono frequenti anche semplicemente lasciando correre il pensiero o decidendo il martedì sera di partire la mattina dopo per una gita di un giorno. Molti di quelli che fanno il salto hanno progetti tangibili importanti. Io no. Vorrei migliorare la mia dimensione intima, grazie a tempi e spazi più ampi e a una mente più fresca. La vita non è eterna. Con il salto ho guadagnato tempo e spazio. Tutto qui.
Il denaro ha influito molto sulle tue scelte nella vita in generale? e questa volta?
R.: nella mia vita in generale, il danaro non ha avuto un’importanza decisiva. In passato mi si sono presentate alcune opportunità di cambiare lavoro per una retribuzione più elevata, una volta più alta addirittura del 50%, ma si trattava di lavori ancora più impegnativi e ho lasciato perdere. Poco dopo la mia uscita, senza che cercassi, ho ricevuto un’offerta discreta, Si attestava su livelli retributivi e di impegno pari a quelli del lavoro che ho lasciato. Sarebbe stato un colpo “finanziario” notevole. Preso l’incentivo all’esodo e trovato subito un altro lavoro equivalente a quello precedente. Come aver vinto al lotto. Ma ho rifiutato. Nella mia scelta di fare il salto, invece, sì, il denaro ha avuto un ruolo importante. Senza un piano finanziario non avrei lasciato. Sarebbe stato impensabile per me sostituire lo stress da lavoro con quello di trovare i soldi per vivere dignitosamente. Non sopporterei di avere problemi economici. E poi non lavoravo in miniera e non mi torturavano. Anzi. Venivo trattato con i guanti bianchi, retribuito regolarmente e in misura discreta, svariati benefici accessori, comportamenti all’insegna dell’educazione e della legalità da parte di tutti. Nulla da dire. Per molti sarebbe un paradiso. Tornando alla domanda, non ho la capacità di guadagnarmi da vivere grazie a talenti. Cosa so fare di smerciabile? Nulla. Sono onesto, non avrei lasciato senza un piano serio di sussistenza più che dignitosa, costruito grazie a oltre un ventennio di lavoro e rafforzato dal generoso programma di incentivazione all’esodo volontario varato dalla società in cui lavoravo. Insomma, sia lodato il mio ex datore di lavoro. Certo, ci ho rimesso comunque tantissimi soldi. Fa un po’ ridere ma ho quantificato la perdita (nel mentre si decide ci si sbizzarrisce in prospezioni le più varie): tra mancati stipendi e pensione inferiore (ammesso che, quando sarà, la previdenza pubblica esisterà ancora), deducendo l’incentivo all’esodo ricevuto, e ipotizzando di vivere fino a ottanta anni, la perdita si aggira intorno ai seicentomila euro netti di valore attuale. Detta così sembra una cifra importante. Io la materializzo in questo modo: un appartamento di 70 metri quadri in un quartiere bello (ma non a piazza Navona) di Roma. Settanta metri quadri o la libertà: cosa scegliere? Se il Signore dovesse chiamarmi a 60 anni, la perdita si abbatterebbe drasticamente: 280.000 Euro. Se poi l’esito finale si verifica tra un paio d’anni, vuol dire che la mia scelta è stata la più grande operazione finanziaria, oltre che esistenziale, della mia vita.
Quali le paure più ricorrenti?
R.: non ho paure connesse alla mia scelta, se non in momenti rari e passeggeri. In genere ho paure connesse alla salute. Ma tendo a non pensare a queste eventualità anche se so che tutto può cambiare da un momento all’altro. Ulteriore ragione per non aver timore di altre cose e per provare a migliorare il proprio stato, secondo i propri desideri. In fondo la vita non è poi una cosa particolarmente seria. Citando uno scrittore: “Fesserie, la vita”.
Momenti di destabilizzazione dopo il salto ?
R.: confesso che quando leggo della crisi economica, dei disoccupati, di chi non riesce a pagare il mutuo o addirittura dei mariti separati che fanno la fila alla mensa della Caritas, un po’ mi sento un privilegiato ma un po’ penso anche che moltissimi avrebbero fatto carte false per avere ciò che ho lasciato io. Questo mi rende perplesso: possibile che io abbia ragione e tutti gli altri torto? Forse davo troppa importanza al disagio sul lavoro? Ero incapace di staccare mentalmente, quindi ero io l’inetto? Può essere. Anzi, è probabile. Ma se non ci si riesce, non ci si riesce. Sì, queste domande a volte arrivano. Ma di rado, eh. Dal punto di vista emotivo o affettivo, no, nessun momento di destabilizzazione. Non ho mai avuto la necessità di sentirmi parte di un gruppo, di una categoria, di un’associazione. Anzi. Ho sempre mal sopportato qualsiasi forma di aggregazione organizzata. Quindi, anche essere privo di un riconoscimento sociale preciso non mi crea patemi, tutt’altro. So che a molti invece dà sicurezza avere un impegno quotidiano produttivo, essere parte di un qualcosa di più grande, un’azienda, ad esempio, anche se poi ne parlano male in ogni momento. Io, al contrario, parlo bene del mio ex datore di lavoro, perché se lo merita, ma non ne sento affatto la mancanza. Che stranezze.
Il tempo si dilata: pro e contro.
R.: grazie alla dilatazione del tempo, puoi fare tutto, o quasi, secondo i tuoi ritmi naturali. Ne guadagnano corpo e mente. Puoi assaporare i momenti. Sentirli. Basta poco. Un oscillare di un albero in un parco semplicissimo. La spiaggia deserta di un laghetto. Ti possono rendere contento. Puoi assorbire le immagini. Senza fretta. Sei lì. Senza impegni. Senza residui del lavoro che ti ronzano in testa. E guardi. Pensi. Liberamente. Un lusso, altro che redditi di industriali o super manager. Da dire anche che bisogna essere predisposti. Ma io, pur predisposto, prima del salto incontravo ostacoli. Perché? Non avevo la mente libera, credo, ed ero stanco. Chi poi è animato da ansia di fare, di concludere, di vedere il risultato materiale di proprie azioni, di gareggiare, di vincere, comunque non riesce, o forse nemmeno cerca emozioni del genere. A me invece piace meditare e contemplare. Ho desideri modesti. Ognuno ha i propri gusti. Ma con il tempo dilatato anche i pensieri tristi arrivano con più frequenza,, una persona che non c’è più, un’altra che non vedi più. Il lavoro, sotto questo aspetto, anestetizza. Credo che tutti abbiamo avuto amici che, dopo un periodo doloroso, si sono buttati a capofitto nel lavoro O magari è successo proprio a noi. Secondo me, ciò accade perché il lavoro, anche quello sgradito, riduce le occasioni per pensare con profondità agli episodi negativi. Se lo svolgi con diligenza, ti occupa la mente, per tante ore, e le toglie energia. Inoltre, lo avvertiamo come uno schema familiare, che tranquillizza, una normalità organizzata, corale, egalitaria, che ti fa dire con sollievo: ci sono anch’io. Forse, però, i dolori dovrebbero essere superati, o con essi si dovrebbe convivere, in altro modo. Quindi, la dilatazione del tempo porta anche a meditazioni tristi. Ma non so se è proprio un aspetto negativo, questo. Due notazioni divertenti. La pelle del viso dopo un po’ si distende, si diventa più belli (certo, chi è bello è bello comunque, e di contro i miracoli non esistono). L’altra cosa simpatica è che quando capita di dover fare una cosa in tempi stretti, si è persa l’abitudine e si prova una sensazione stranissima.
Come vivi il concetto di sicurezza/incertezza oggi ?cosa è cambiato?
R.: quanto alla sicurezza economica, sarò incosciente ma non è cambiato alcunché nella mia mente e nei miei comportamenti. Sto mantenendo lo stesso tenore di vita, che è comunque austero ma assolutamente non risicato, uso solo alcune accortezze, come l’aver rinunciato al fascino inebriante del libro fresco e mai sfogliato prima. Sì, ora prendo i libri in biblioteca (salvo poi cedere al vizio e comprare una copia nuova di quelli che mi hanno esaltato), anche perché, leggendone ora tanti, non saprei dove metterli se li acquistassi. E poi le biblioteche comunali mi procurano allegria. Non le avevo mai frequentate, prima. Certo, se l’Italia crolla, crolla anche il mio piano finanziario. Ho puntato tutto sull’Italia. Banche, Stato, cose teoricamente a bassissimo rischio (un tempo si sarebbero definite a rischio zero). Sì, potrei munirmi di qualche ammortizzatore per questa evenienza e forse lo farò. Tuttavia, ragionando, l’eventuale crollo dell’Italia, al quale io non credo, mi avrebbe causato e mi causerebbe problemi comunque. Le nostre banche sono piene di titoli di Stato italiani e chiuderebbero in caso di insolvenza dello Stato italiano. E di conseguenza l’intero sistema delle imprese italiane collasserebbe e così il settore immobiliare. La stessa società che ho lasciato si troverebbe in difficoltà, ritengo. E forse anche la cara Germania andrebbe in fumo in caso di insolvenza dell’Italia. Quindi, non c’è ammortizzatore che tenga, temo. Il futuro economico è un’incognita per chiunque, nessuno escluso. I soldi possono svanire da un momento all’altro. Ma questo anche per chi ha un lavoro presunto stabile. Allora, nessun dramma. Sotto altro aspetto, mi sento invece più sicuro. La felicità permanente non esiste, questo si sa. Anche adesso, la afferro per dieci secondi, un minuto, mezz’ora. Poi va. Ma accade molto più spesso. Quindi, non è che, libero dal lavoro, io sprizzi felicità da tutti i pori per 24 ore. Non funziona così. Si può essere felici anche svolgendo un lavoro sgradevole e infelici pur non avendo la necessità di lavorare. Ma ora sto impiegando il mio tempo in un modo che percepisco come più soddisfacente, cosa che mi consente emozioni belle più frequenti. Sono quindi più sereno, mi sembra di buttar via molto meno la mia vita, di aver conquistato qualcosa di mio, una mia dimensione. Questo mi fa essere più ottimista e guardo al futuro con il sorriso sulle labbra, pur sapendo che può riservare eventi dolorosi, a me come a tutti. E avrò probabilmente meno rimpianti. Così, anche il peggior futuro ipotizzabile assume forme meno sinistre. Quindi, la sensazione della precarietà dell’esistenza è rimasta identica, perché costituisce parte integrante della condizione umana, ma mi sento più pronto ad affrontare le avversità, in quanto non avvilito dal pensiero che sto vivendo male, in uno stato avvertito come di costrizione e di spreco.

.Non ti senti in difficoltà a utilizzare comunque servizi messi a disposizione da persone che lavorano tutto il giorno? Non ti sembra di sfruttare gli altri?
Io mi rispondo così: “Sì, a volte il problema di coscienza mi si pone. Mi
assolvo dicendomi: ho lavorato per 22 anni, includendo anche il
servizio militare, oltre a 4 anni di Università che l’ordinamento
italiano equipara a periodo di lavoro. Totale 26 anni. Molti in passato
sono andati in pensione con 15 o 19 anni di lavoro. Non percepisco un
solo euro dallo Stato. Mai avuta alcuna indennità di disoccupazione o
da cassa integrazione o di mobilità. Essendo stato il mio stipendio
sempre di molto superiore alla media nazionale, le imposte sul reddito
da me pagate sono state di gran lunga maggiori di quelle mediamente
versate in 40 anni dalla grande maggioranza dei cittadini. Sullo stesso
incentivo all’esodo erogatomi ho subito trattenute per imposte di
entità notevole. Continuo a pagare le imposte sulle rendite derivanti
dai miei risparmi e tutte le imposte sui consumi, l’Iva su tutte, oltre
che le tasse per servizi specifici, quali nettezza urbana, bollo auto
etc..Pagherò altre imposte sul reddito da pensione che percepirò forse
tra 20 anni o giù di lì. Se non mi corrisponderanno la pensione, vorrà
dire che ho regalato allo Stato diverse centinaia di migliaia di euro
di contributi previdenziali. Quindi, dal punto di vista matematico, ho
contribuito e contribuisco in misura superiore alla media. Ciò non
toglie che a volte anch’io mi ponga il problema. Però, se chi ne ha la
possibilità facesse come me, si libererebbero posti di lavoro per i
giovani. E non sarebbe una cosa cattiva. In fondo io un posto l’ho reso
disponibile. E una perdita economica elevata l’ho sopportata”

se dovessi trarne una morale quale sarebbe?
R.: potrei dire che la morale è che non esistono condanne definitive. Se si vuole, se ci si impegna e ci si organizza, si possono ottenere la revisione del processo e poi l’assoluzione. Ma sicuramente io sono stato anche fortunato e mi trovavo in condizioni ideali, sia mentali che economiche, per il salto. Mi rendo conto che per molti è decisamente più complicata, la cosa, se non, per alcuni, quasi impossibile. Prima di tutto sotto il profilo del danaro. Non è vero, secondo me, che i soldi non sono un problema importante. Per me sono più del 50% della questione. Io senza un paracadute economico non mi sarei mosso. Se non fossi sereno sotto il profilo economico, secondo i canoni di una vita sobria ma più che dignitosa, incontrerei mille difficoltà a essere sereno sotto altri profili. Forse non è una bella cosa, questa, ma per me funziona così. Come è vero che una situazione economica adeguata da sola è inidonea a fare del salto un mezzo per essere più contenti. Ma comunque credo che almeno la riduzione significativa del reddito, e quindi del tempo dedicato al lavoro, sia una strada che molti potrebbero percorrere. Però in genere sono pochi quelli che colgono questa opportunità, peraltro piuttosto gradita ultimamente alle aziende. Devo ritenere quindi che le persone stanno bene dove sono, al di là delle lamentele gridate o sussurrate. In realtà, c’è chi, pur svolgendo un lavoro ripetitivo e privo di soddisfazioni, è in grado di staccarsene mentalmente in modo completo e di non risentire minimamente del “trattamento”. Tutte queste persone si fanno del bene, quindi, se, pur avendo i numeri economici per compiere il passo, non tagliano i ponti. Si proteggono e non sarebbe giusto criticarle. Forse dovrebbero solo smetterla di lamentarsi, questo sì, e di accusare le aziende di essere la causa del loro presunto malessere. La strada per essere più contenti non è uguale per tutti. Ognuno sceglie la propria. Credo che occorra trovare un giusto connubio tra condizioni esterne e le inclinazioni del proprio animo. Queste ultime sono l’elemento decisivo. Insomma, non siamo tutti uguali. Come in tutte le cose. Io, ad esempio, amo le spiagge isolate, niente ombrelloni, niente bar, deserte o quasi; altri desiderano sdraio, lettino, ombrelloni a schiera, ristorante, turbinare di persone, bagnino pronto a salvarli in mare e si lamentano se l’aperitivo che viene loro servito in riva al mare non è fresco quanto vorrebbero. La mia soddisfazione, nonostante le condizioni esterne differenti, potrebbe essere uguale alla loro. Nessuno sbaglia se segue davvero i propri desideri. Così, se si lascia il lavoro non è detto che si diventi automaticamente più soddisfatti. Io sento di aver migliorato di molto la mia condizione ma ad altri potrebbe accadere il contrario. Non bisogna mitizzare l’abbandono del lavoro, cosa che invece sta succedendo, come se si trattasse di una moda. Occorre capire bene prima cosa è meglio per sé, analizzando tutti gli elementi interiori ed esterni. Quindi, quella che ho espresso, è una morale che vale solo per me.

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18 pensieri su “Intervista: il piano B di un ex assicuratore

  1. Ciao Patty, per me è errato escludere a priori il discorso investimenti. Chi ti parla è un totale ignorante in materia e tuttora mi reputo tale…. Forse solo un pò più informato. Quando parli delle cifre è corretto ciò che dici ma è limitante. Più produttivo invece ragionare in termini di percentuali. E’ differente dire risparmio 100€ al mese oppure risparmio il 10%. A me ha fatto una differenza notevole.
    Certo che col senno di poi, certi articoli che ho scritto ad aprile, sembrano un tantino premonitori dell’attuale situation.
    Per Gianluca, sul fatto di non riuscire a guadagnare sulle tue passioni… Ti dirò …. Work in progress ….
    Buon ferragosto a tutti
    Live simply take it easy
    Alberto

    1. Non stò quì ad annoiarti su mie elucubrazioni però ti riassumo il concetto: trovo eticamente scorretto il concetto di guadagno su titoli, azioni, bond, derivati,opzioni e quant’altro.Secondo me, finchè ci ostineremo a tenere in piedi un’economia basata sul guadagno di oggetti che non esistono se non in fondo alla filiera di questi giochi, e non sulla vecchia realtà del produco-vendo-guadagno un margine non ne verremo mai fuori….. non è giusto quello che ti stò dicendo , è un atteggiamento hippie e probabilmente anacronistico però sono io. Lo trovo sbagliato sopratutto per il doveroso rispetto verso la persona che ha inizialmente prodotto quella qual cosa e ci ha messo impegno, tempo , fatica e denaro. Altro discorso il risparmio personale e i conteggi in merito a quello, d’accordissimo con te !Un caro saluto

  2. molto sincera l’intervista di gianluski, mi è piaciuta e in molte cose mi sono immedesimato: oggettivamente, l’età deve essere simile, anch’io non ho famiglia, non mi hanno “scivolato” ma ho una casa di proprietà ereditata, etc…., psicologicamente anch’io tendo a non sentire spirito di appartenenza per nessuno e per nulla (tantomeno per un’azienda) nè a fingerlo (che pare sia la soluzione zen, cioè guardare da fuori una riunione in cui sei dentro pare sia il modo migliore per portare a casa il massimo), ho un grossissimo senso dell’impegno preso e della puntualità ma solo a patto che l’impegno l’abbia preso di mia scelta, altrimenti l’istinto di ribellione prevale. Bene, ora: a)una puntualizzazione; b)un’altra c) una differenza:
    a) anch’io mi sono fatto un piano finanziario che intendo aggiornare annualmente, e che sembra reggere bene. Questo però non vuol dire che non ci siano rischi, anzi. Se ti capita un crollo o 5 anni di inflazione al 15% le potenzialità del tuo gruzzolo si fottono a dir poco.
    b) se il lato economico è indispensabile, la progettazione psicologica lo è altrettanto. Io sono fuori da 8 mesi e sto attraversando miriadi di sensazioni e sottosensazioni contrastanti, anche se mai quella di aver fatto male. Tra tutti che si danno per impegnati, ti senti diverso. E girare questa sensazione a favore richiede qualche impegno. Non per niente da più di un mese non scrivo niente sul blog: non ho una posizione definita da riportare.
    c) al contrario di g., io ho sempre amato pazzescamente fare (ma farlo tecnicamente e davvero) l’ingegnere in campo energetico, fin dai tempi degli studi. Tanto quanto odio il balletto aziendale.
    Quindi sto cercando di farlo ancora, ma al 50% del tempo: aiuto una società, come già scritto, a contratto part time, a mettere in piedi una linea Energy. Sto facendo business development e marketing, che non sono le mie attitudini elettive: è in vista di portare a casa lavori e rifare finalmente il tecnico, che è quel che mi piace. Ma se lo start up riesce purtroppo sarà difficile resistere alle pressioni di questa società che mi vorrà ingabbiare al 100%, di nuovo. Certo sarà un 100% molto gestibile, perchè avrò dalla mia l’esperienza che dire ciao a tutti non è poi la fine del mondo.
    ciao a tutti

    1. Ciao ! Sì , anche a me è piaciuto Gianlusky perchè è stato molto onesto, chiaro ed ha accettato di mettere i fatti suoi “in piazza” cosa che pochi fanno . Quindi, d’accordo o meno con lui, è da ammirare per questo…. Poi… mi piace tantissimo osservare come i commenti delle donne siano molto generici e con uno sfondo quasi esistenziale, filosofico mentre i maschi danno il meglio di loro con ragionamenti , calcoli e osservazioni di ogni sorta ! L’hai notato ?! Che cosa simpatica, siamo davvero fatti in maniera diversa! Tornando a quanto scrivi, che poi Gianlusky se lo ritiene opportuno può commentare al mio posto, l’interessato è lui ! Ti dirò che dici bene secondo la mia idea di Downshifting o come la vuoi chiamare sopratutto per quanto riguardai punti B e C : l’aspetto psicologico è quello che rieserva più sorprese e non sempre leggere e piacevoli; il poter vivere e lavorare di qualcosa che appassiona o piace porta con sè la risposta, presto o tardi si torna a gravitare intorno a quel settore (che c’è di meglio?!) tentando però questa volta di svincolarsi da orari e sopratutto quotidianità soffocante, deprimente e soggiogante. Il discorso A: sono dell’idea che ci sia da farsi un programma, un piano finanziario a grandi linee e realista, nè ottimista nè pessimista poi…lasciare anche spazio alla fortuna, l’inventiva, il destino, la vita…Quest’ultima , se ti deve dare una lezione stai certo che te la darà nonostante i nostri mirabolanti calcoli !Quindi sì ai piani finanziari ma fino ad un certo punto (ribadisco che è mia personale opinione) perchè vivendo in questa nuova dimensione le “porte” che si aprono sono così tante e così inimmaginabili che non mi stupirei se di quì ad un paio d’anni la tua vita fosse completamente cambiata !!!! In ogni caso, come dici tu, l’esperienza ti avrà insegnato che non è mai la fine del mondo finchè non è la fine del mondo, no ?! 😉

      1. Ciao, Patty, ringrazio te e tutti per le osservazioni interessanti. Vista la tua autorizzazione a intervenire, dico questo:
        – è vero, come sostiene Alberto, che, in caso di catastrofe economica, si salva più facilmente chi è capace di fare qualcosa di concreto. L’elettricista, l’idraulico, il falegname, il panettiere, il contadino. Potrei provare a imparare questi mestieri, nonostante la mia scarsa abilità nelle cose manuali, ma non mi interessa molto (con l’eccezione forse dell’arte del coltivare). La vita è breve. Non posso prepararmi per l’eventualità che si verifichi una catastrofe economica. Preferisco nel frattempo leggere un libro o viaggiare. E poi mi illudo che nulla di davvero molto grave accadrà. Le cose concrete semplici comunque le faccio anch’io. Due anni fa ho tinteggiato le pareti della mia piccola casa da solo. E una volta ho sostituito la cinghia della serranda. Che soddisfazione!
        – difficile dire dove sia conveniente mettere i soldi. Io ho scelto i depositi bancari remunerati e i titoli di Stato italiani. Investimenti a breve, o a lungo termine ma indicizzati all’inflazione. In tal modo il rischio inflazione dovrebbe essere sufficientemente sotto controllo. Avrei potuto comprare ad esempio un’altra casa, oltre quella in cui abito, ma sai che barba. Riscuotere i canoni, curare la manutenzione. No. Impegno eccessivo. Insomma, i soldi non devono essere una cosa cui dedicare tempo, se non quello necessario per collegarsi a Internet e rinnovare un’operazione a 8 o 12 mesi. L’Italia è messa un po’ male, lo so. Potrebbe non pagarmi gli interessi o tagliare il valore di rimborso. Ciò significherebbe che il 50% dei dipendenti pubblici sono già stati licenziati e che l’economia nazionale è al collasso. Dovesse succedere, sarebbe un brutto colpo ma pazienza! Non escludo di poter spostare a breve qualcosa su titoli di Stati con i conti a posto,come ad esempio la mia amata e sfortunata Norvegia, che però non fa parte dell’Unione Europea e quindi non so se sono necessarie formalità fiscali o altro (tutto un po’ troppo complicato per i miei gusti);
        – purtroppo non sono come Sesto. Ho studiato il diritto ma, anche se avessi fatto il magistrato, non mi sarei sentito soddisfatto. Quindi è un problema di materia (per me interessante nelle teorizzazioni ma non nelle applicazioni pratiche), oltre che di meccanismo nel quale ero inserito;
        – la mia, più che progettazione, è stata un’evoluzione psicologica naturale. Ad un certo punto, organizzati gli aspetti pratici, non ci sono stati più ostacoli. Ero pronto da un pezzo. Ora investo in me stesso a fini di soddisfazione personale. Ma ciò che mi piace non è utilizzabile a scopo di profitto economico (anzi, i viaggi, ad esempio, comportano spese!). Peccato. Ad esempio, ho ripreso in questi giorni a studiare il Latino. Una meraviglia. Mi sembra di essere tornato ai tempi del Liceo. Se sarò di nuovo capace di tradurre un brano di Seneca mi sentirò contento. Darò lezioni ai liceali? Può essere un’idea. Ma sono imbranati. I miei nipoti all’ultimo anno non erano capaci di tradurre versioni da quarto ginnasio. Sai che seccatura.
        Insomma, non ho paure legate ai soldi. Farei ridere, se le avessi. Cosa dovrebbe provare allora l’operaio con moglie e figli a carico? Invece, questo tipo di terrore si sta diffondendo tra le persone. A volte purtroppo giustificatamente, altre volte senza motivo. Capita di sentire discorsi allarmati anche da coloro che sono proprietari di cinque appartamenti e non hanno figli! Ci sono o ci fanno? Non sarà un modo per crearsi un impegno? Preoccuparsi, seriamente o meno, riempie la vita, mi sa. Ho smesso di provare ad approfondire questo tipo di questioni.
        Mi sbaglierò ma credo di aver organizzato la cosa con un minimo di raziocinio. E poi alla fine venga quel che deve venire. L’incertezza è un valore. Le situazioni si evolvono. Tutto cambia. Patty, hai colto il cuore del problema. Non so cosa sarà di me tra due anni. Se lo sapessi sarebbe una noia. Non è un’incitazione all’imprudenza ma la constatazione compiaciuta del mistero della vita. Il fatto di poterci ora riflettere su, con l’animo leggero, senza timore e con curiosità, è per me già un gran risultato. Al momento mi basta. Ciao.

  3. Bel post , complimenti:-)
    L’unica cosa che mi lascia perplesso è il paracadute che si è creato. Personalmente e sulla base dei recenti libri letti di Robert Kyosaki le scelte adottate non sembrano ottimali. Quando dice:
    “Certo, se l’Italia crolla, crolla anche il mio piano finanziario.Ho puntato tutto sull’Italia” e ancora “Non sopporterei di avere problemi economici.”
    Da quello che ho letto e da quello che stà succedendo in questo periodo le varie tipologie d’investimento che ha scelto andrebbero riconsiderate.
    Se è vero che il reddito da lavoro è il più tassato in percentuale mi risulta che abbiano recentemente aumentato le tassazioni sulle rendite patrimoniali e cosa non da poco, queste rendite stanno subendo pesanti ridimensionamenti.
    Mi sembra sia un tantino sconveniente dire che se le cose andranno male andranno male per tutti e quindi tanto vale.
    Magari sono io che sbaglio ma affidarsi alla rendita di un patrimonio ben investito mi sembra ugualmente rischioso al pari di considerare sicuro un posto di lavoro a tempo indeterminato.
    Dalla mia esperienza a oggi ritengo molto più utile, come investimento, imparare a coltivare la terra o saper uccidere e squoiare un coniglio;-)
    Metti che succede quello che ha descritto sullo scenario economico e…. Patty lo sai come la penso, avere in mano tanta valuta sarà equivalente ad avere una buona scorta di carta per accendere il fuoco.
    Live simply take it easy
    Alberto

    1. Ciao Alberto grazie per essere passato di quà e soprattutto buon mese di festeggiamento dei tuoi primi 40 anni !!! Sono un caso umano, lavoro in Banca e penso di essere l’unica a non avere degli investimenti a non volerne sapere e a non capirci niente ! Ammiro e stimo chi ha un quadro così chiaro e lucido della situazione economica globale da investire su di esso, lo dico sul serio, mi sembrate marziani. E’ una cosa più forte di me. C’è da dire fondamentalmente che secodno me il discorso cambia nettamente quando si parla di qualche decina di migliaio di euro che ti fanno guadagnare bene o male i soldi per le vacanze oppure se si parla di milioni attraverso i quali si può vivere di rendita.Il mio stupido e piccolo punto di osservazione mi fa stoppare da subito nel senso che ritengo che se una persona ha un milione di liquidità può in ogni caso vivere di rendita e il problema soldi è già risolto alla base mentre chi deve operare degli investimenti redditizi per ottenere dei guadagni interessanti ma pur sempre risicati in termini quantitativi beh, allora è come lavorare, è un impegno quasi quotidiano, uno studio, un’arte…Poi ci sono le vie di mezzo, somme che se ben gestite fanno la differenza tra il vivere di rendita e no… ecco , forse Gianlusky si colloca lì ed è forse la posizione dove un discorso di investimento abbia un senso, secondo me. Concordo al 100% con te sul discorso che è bene ed intelligente investire almeno altrettanta energia in conoscenza e manovalanza, in autocostruzione, abbattimento dei costi superflui, autoapprendimento. Ma lo dico più che altro per un benessere psicologico prima di tutto poichè azioni del genere liberano l’animo dal pensiero soldi e Iddio sà quanto possano essere nocivi per la ns spiritualità. Mi sono spiegata ? Non mi sembra mi capisco solo io….

  4. Post davvero interessante. Anche io da qualche tempo medito di fare il gran salto, ma il problema è che – a differenza di Gialusky – non ho alcun paracadute. Marito e io lavoriamo entrambi come impiegati, e il mio è tra i due (cosa più unica che rara in questo nostro bel paese) lo stipendio forte. Intanto, complice la congiuntura economica, stiamo provando a “decrescere” anche noi, ma più per necessità che per vera convinzione.

    1. Sapessi…quà di paracaduti ce ne sono ben pochi !!! Vorrà dire che dovremo trovare altre soluzioni a noi più congeniali ! L’importante è non darsi per vinti , decrescere il più possibile senza frustrazioni e verificare periodicamente che il discosro soldi non sia un alibi. Detto questo, un po’ alla volta ce la faremo ! …O no ?!

  5. Post molto interessante! L’ho letto volentieri ed ho apprezzato la sincerità. Anch’io credo nel downshifting, e dato che,come lamentementecostantemente mi ritrovo a crederci ancor di più ora che ho dovuto cessare la mia attività e non ci sono compagni di vita a sollevare le sorti, al momento mi preoccupo di uno straccio di ombrello economico. Ma piccolo, eh? Giusto per campare. Mi son fatta due conti e non ho bisogno poi di molto.. un bel part time mi soddisferebbe su tutti i fronti…Detto questo, il progetto di vita decrescente è lì che aspetta la giusta occasione….

    1. Ciao Rapanellourbano! Che bel nickname ! Adesso prendi con pinze quello che ti stò per dire perchè altrimenti mi sputi in un occhio….. Per esperienza personale ti posso assicurare che le scelte migliori, i cambi più azzeccati, i periodi più vitali li ho vissuti proprio partendo da situazioni diciamo “impegnative”; il mio cervello, ma forse un po’ tutti siamo così, lavora a 360° (cuore,mente,creatività) in situazioni di emergenza e sopratutto quando non ho più la PAURA di perdere qualcosa. Insomma: quale miglior momento di ora per iniziare a programmare la tua “felice decrescita”? In bocca al lupo e tienimi aggiornata !

  6. Molto interessante: un esempio di salto progettato e meditato con gli occhi ben aperti. Per me il momento del salto è ancora lontano: mi piace quello che faccio, mi interessa, non mi pesa. Però sono realista e non credo che sarà così per sempre: mi sto occupando del paracadute, il resto verrà a tempo debito.

    1. “mi piace quello che faccio, mi interessa, non mi pesa” = Bingo !!! Intanto va molto bene così, poi si vedrà … Il gioprno in cui potrò dire la stessa cosa del mio lavoro sarò ad un buonissimo punto; e so che arrivarci dipende solo da me.

  7. Grande Patty. E chapeau a Gianlusky. Trovo le sue risposte così equilibrate e reali, anche se molto personali. Condivido al 100% tutto ciò che dice.
    Io mi ritrovo in downshifting forzato dagli eventi della vita, senza nessun paracadute economico e per di più con debiti di notevole entità sul groppone. Situazione completamente differente. E probabilmente ci scriverò su un post per poter avere da parte di chi come me si ritrova in questo tipo di situazione qualche indicazione e opinione su come affrontare e trasformare la situazione. Se tu hai qualche idea sarebbe bello per me ascoltarla ( o forse sarebbe meglio dire leggerla!) Un grande abbraccio a tutti e due. 🙂

    1. Vero che dà l’impressione di essere una persona molto equilibrata?! Gliel ‘ho detto anch’io !!! Sarà che a noi che non lo siamo molto ci fa effetto…….
      Una cosa sola ti dico cara Anna: tieni bene a mente che TU NON SEI I TUOI PROBLEMI ECONOMICI. Hai dei problemi legati ai soldi ma non ti devi identificare con essi; sembra impossibile che sia così ma davvero ” i soldi sono solo soldi” .Certo, blablabla sono importanti, blablabla e ti vorrei vedere senza ecc ecc tutto vero ma troppo spesso si identifica sè stessi col problema che si ha, e decisamente non è la cosa migliore da fare. Se vuoi io lavoro in banca, ti posso dare qualche dritta su come affrontare bancariamente la cosa…..

  8. Assolutamente interessante, si. Hai fatto bene a non tagliare quasi niente.
    Mi sento affine a Gialusky per molte cose, moltissime. Le due (fondamentali) in cui non lo sono, sono i soldi messi da parte (se arrivo a 15mila al momento e’ tanto e comunque li usero’ in buona parte a breve) e il fatto di avere una famiglia, un marito, di volere dei figli. Il paracadute economico e’ esattamente quello che mi manca. Ma sono fiduciosa che un miglioramento della mia situazione per rispettare un po’ di piu’ le mie inclinazioni sia possibile, ci sto lavorando.
    Anche io come lui mi sento quasi una “stupida” a non essere soddisfatta di quello che altri invece desiderano ardentemente: un lavoro fisso, uno stipendio, un ambiente di lavoro decente, alcuni benefit… Si chiede se era lui l’inetto, forse si’ ma se non ci si riesce non ci si riesce. Concordo al 100%. Grazie davvero del contributo!!!

    1. Idem, anche io. Il fatto di avere un marito però io la vedo come una cosa che può essere vantaggiosa rispetto a Gianlusky: si raddoppiano le energie e le entrate ! Per quanto riguarda noi (che non abbiamo grandi somme messe da parte, anzi!) penso che dovremmo più che altro orientarci sul trovare un’occupazione che ci identifichi di più e magari con un oriario un po’ più light, no ?! Lasciamo perdere le paranoie che mi faccio anche io sull’essere ingrata a lamentarmi della mia situazione…si sprecherebbero le parole !!! Sono contenta ti sia piaciuta questa cosa, penso sia molto importante confrontarci su questi temi in maniera sincera

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