Libertà vs Accettazione

Attenzione, seguitemi e non fate caso all’ ortografia bislacca, diciamo che è licenza artistica.

Avere un sogno, riesumare quelli di quando eravamo bambini, lasciati da parte ad ammuffire perché prima c’era lo studio, i doveri, la famiglia, il lavoro,cosacivuoifarelimportanteèlasalutenonessereingrata… oppure, fare proprio l’assunto: “la felicità è dentro di noi” ?

Mi spiego.

Mi dibatto, forse da sempre, tra la progettualità di un balzo verso una vita che mi corrisponda di più come indole, abitudini, clima, relazioni, desideri, e la sensazione che il fuori (fuori da me) è solamente una proiezione del dentro (dentro di me), che posso trovare equilibrio e stabilità e serenità ovunque solamente se sono a posto con me stessa. Inutile correre dietro a chimere, all’isola che non c’è … anche lì l’insoddisfazione mi raggiungerebbe perché il problema non è esterno .

Leggo e mi appassiono da anni a storie di vita che raccontino di nuovi inizi ma poi, di contro, leggo anche  saggi sulla libertà interiore, libri sulla pace e l’equilibrio dove non si stancano mai ripetere tipo mantra il concetto che se uno stà bene con sé stesso stà bene ovunque e facendo qualsiasi cosa.

Non lo so, non lo so davvero.

Non che sia così ingenua da pensare che cambiando indirizzo e lavoro magicamente le inquietudini, i disagi scompaiano ma mi sento terribilmente attratta verso i miei antichi desideri, ho la curiosità di vedere dove vanno a finire. Per molti anni li ho dovuti lasciare da parte e forse va bene così perché solo ora li posso vedere e  sentire con consapevolezza e dandgli valore, forse questo lungo giro che altro non è che un ampio cerchio serve proprio a questo, a dare un senso a quei sogni, un prezzo, un significato.

Mi sembra, che ci sia più coraggio, più valore nell’inseguire un sogno, un’idea che abbiamo di noi contestualizzata in un ambiente, in un lavoro, in luogo e in un ruolo piuttosto che la serena accettazione di tutto ciò che mi capita . Forse è un retaggio della filosofia anni ’80, un messaggio americaneggiante che inneggiava al darsi da fare, al lottare per ottenere, all’idea di essere dei vincenti solamente dopo aver battagliato. Forse all’accettazione abbino l’idea cattolica del subire la volontà di chi stà al di sopra, una sorta di passività elevata a virtù.

Probabilmente ho un pregiudizio in merito all’accettazione: insomma, anche se  il 50% delle mie giornate se ne vanno in pensieri sul cercare di essere onesta mentalmente, accettare il presente ed esserne grata, sul conoscermi profondamente anche dove magari era meglio lasciare tutto così, sul tentare, spesso invano di migliorarmi, ecco, nonostante tutto questo lavorìo sento nelle viscere che devo andare, che il cambiamento per me è parte integrante della vita, conditio sine qua non, che tutto cambia e io ho bisogno di cambiare per non addormentarmi , per non dimenticarmi chi sono e cosa voglio.

Penso anche che tutta questa evoluzione interiore la voglio vivere in un contesto che non siano le ore rubate all’ufficio, alle giornate che sembrano uguali perchè non hai tempo o energia per accorgerti che invece quel giorno è unico e non torna più , la vorrei imparare sulla mia pelle perdendo addirittura del tempo, magari in un Martedì mattina qualsiasi dalle 10,20 alle 12,45, lasso di tempo che so già sarà probabilmente occupato a fare telefonate, bonifici e veramenti in un luogo che non mi appartiene. E’ questo il prezzo da pagare? Non ne sono sicura , forse questo è il prezzo che pago, che paghiamo per non avere il coraggio di inseguire i nostri desideri più profondi.

E se poi sarà tardi? C’è un bellissimo post sul sito di Simone Perotti di questi giorni che parla di questo argomento e, secondo la mia interpretazione, del coraggio che dovremo trovare  un giorno, quando ormai sarà tardi, per guardarci allo specchio se non avremo avuto la forza di andare a cercare noi stessi là fuori, nel mondo.

 Accettare, mi direbbe qualcuno… Imparare che tutto ciò che ho è tutto quello che mi serve per essere felice; lasciare andare sogni e progetti accogliendo quello che comunque in ogni caso arriverà è già la meta.

Libertà o accettazione ?

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32 pensieri su “Libertà vs Accettazione

  1. Ciao Patty,
    io direi entrambe!
    Libertà nel senso di interpretare la vita dal tuo punto di vista e accettazione che per raggiungere il tuo obiettivo dovrai uscire dalla consuetudine delle regole che impone il “sistema”.
    Chissà se mi sono spiegato?
    Un’abbraccio
    Live simply take it easy
    Alberto

  2. Isa: beh si puo’ fare ma mio marito non è d’accordo nel mollare il lavoro… e tra qualche mese dobbiamo farci un mutuo per finire di costruire la sua casa. Se fossi da sola sarebbe molto diverso ma (grazie al cielo) ho trovato la persona con cui voglio condividere ogni momento della mia vita e quindi bisogna che siamo in due a prendere certe decisioni. Intanto continuo a giocare al superenalotto 😛

  3. @Sab, avrei una proposta: affitta l’appartamento e parti, vivendo principalmente con i proventi dell’affitto e integrando con qualche lavoretto. Te gusta?

  4. Sai che ti dico? Che secondo me le due opzioni che dai non si escludono per forza a vicenda! Mi spiego: sicuramente e’ ottimale sentirsi bene con se stessi, avere la consapevolezza che la reale’ felicita’ viene da dentro di noi. Ma una volta che si riesce a vedersi dentro, a essere sereni, a trovare l’equilibrio, secondo me viene anche abbastanza automatico capire in che direzione muoversi per aumentare l’equilibrio, assecondare la nostra natura. Difficile che una persona “felice dentro” sopporti a lungo qualcosa che non le porta benessere. Non se ne fa un grosso problema ma tende naturalmente a cambiarla, senza patemi.
    Mi colpisce anche molto il discorso del “sapere che dobbiamo morire”. Io sono anni ormai che mi dico “chissa’ se riusciro’ ad arrivarci, alla pensione e al tempo libero per me. Chissa’ quanto tempo mi e’ rimasto. Non posso buttare ancora tanti anni cosi’…” Spesso mi sento “il fiato sul collo”, eppure per ora non mi sono lanciata. La nostra societa’ ci spinge ad essere “responsabili”, a non rinunciare alle sicurezze di un lavoro fisso, ma io tutto quello che vorrei adesso sarebbe vendere il mio appartamento, col ricavato finire di costruire la casa di M, e con quello che avanza (non credo sarebbero piu’ di 100 mila) passare uno-due-tre anni in giro per il mondo. Il mio unico e grandissimo desiderio e’ vedere tutti quei posti che ho sognato fin da bambina. Forse poi cosi’ mi “tranquillizzerei” che ormai ho realizzato il sogno e potrei tornare alla vita tranquilla e “normale” che fa la maggior parte della gente. Penso che se fossi ancora sola l’avrei gia’ fatto, ma ora siamo in due e vorremmo anche diventare tre (o quattro, chissa’…) a breve… :/ E vendere un appartamento semi-centrale a Roma, gia’ pagato, a detta di tutti sarebbe una follia. Mah… io prima o poi la faccio sta follia… 🙂

  5. Patty, Patty, …mi vien voglia di Isole Caraibiche , mutande tutto l’anno e invece? down sempre con bollette in mano.Non mi vedevo così da giovanotto, crisi adolescienziali a parte, però una cosa è certa se non si è sinceri con con se stessi e se non smettiamo di essere indulgenti con i nostri desideri, difficile non cadere nel dubbio di una vita non vissuta appieno. Non hai idea di quante volte lo pensi…

    1. Carissimo.C’è una profonda differenza tra desiderio e capriccio.Prima, molto prima di inventarmi questa vita parallela di blogger ho trascorso anni nel domandarmi sinceramene se quello che dico di volere (fino a nauseare un po’ me e chi mi stà attorno) sia un desiderio profondo intrinseco alla mia personalità o piuttosto un desiderio del tipo “caro Babbo Natale come regalo vorrei”…Insomma, la vita che ho, che abbiamo, è diametralmente opposta a quella che vogliamo oppure è solo infarcita di un po’ di buonsenso, di compromessi e di altre cose belle che magari non pensavamo di volere e invece ora sì?! Siamo almeno un po’ simili all’idea che noi abbiamo di noi stessi? Se la risposta è sì, allora va bene così, va bene nonostante tutto…se la risposta è no allora …sono cavoli amari

  6. un paio di domeniche fa sono andata al cinema e c era l anteprima di un film…
    la protagonista (donna in carriera di quelle con un mondo da spaccare e altre questioni minori) fa delle analisi e scopre di avere un cancro. da lì deve allentare con il lavoro… ma fa tutto quello che avrebbe voluto fare e incontra l amore e la fine non la so.
    e ho pensato: da quando ho fatto l incidente, l idea di un auto che si è fermata a 30 cm dal mio casco mi ha fatto cambiare in parte atteggiamento nei confronti della vita… mi giustifico meno (anche con me stessa) e cerco di fare di più quello che “vorrei”.
    e allora mi chiedo: perché? perché quando c è una sorta di condanna in atto o rischiamo di perdere tutto allora tiriamo fuori tutta l energia che abbiamo per ottenere ciò che vogliamo davvero, e senza questi colpi di defibrillatore tutto sommato si vivacchia?
    non lo so.
    sono dell idea che l equilibrio interiore sia importante perché se stai bene “dentro” hai la forza di affrontare le difficoltà fuori.
    ma scopro anche che se vuoi qualcosa, proprio per quello che dici tu “oggi è oggi ed è irripetibile” se vuoi inseguire il tuo obiettivo, se qualcosa non ti piace e non ti piace davvero, perdincibbacco, allora bisogna alzare le chiappe e darsi da fare, correre qualche rischio se necessario. Ma non arrendersi prima di aver provato.
    meglio un rimorso di un rimpianto.

    (ops… scusa… scritto pippolozzo…)

    1. Sono profondamente convinta che non ci rendiamo conto che presto moriremo.E’ solo questo.Quando qualcosa, qualcuno ti dà una data, ti fa vedere quanto sia quotidianamente a fianco a noi quel giorno allora sì, come corriamo !!! Pensiamo di non morire mai, lo diciamo con la bocca che moriremo, non ci crediamo davvero. Sai quante persone conosco che mi dicono cosa faranno quando andranno in pensione oppure tra 15-20 anni?! Lo trovo così presuntuoso! Certo, non possiamo permetterci di vivere proprio alla giornata, questo no, però anche tu che l’esperienza di un incidente traumatico l’hai vissuta, anche tu da quel momento, spontaneamente, hai iniziato a cambiare almeno un pochino la tua scala dei valori, no?! Tutto prende un altro significato, un’altra importanza…e quello che pensavamo fino ad oggi fosse così fondamentale passa in secondo piano.E allora , come dici tu, prima di avere rimpianti meglio iniziare a vivere la propria vita ocme si vuole davvero, nel rispetto degli altri, ma un po’ egoisticamente chè detta così sembra brutto ma non è per niente brutto !

  7. Cara Emmecarla…pensa, quando dopo molti mesi di giraerigira ho preso la mia decisione, la persona con cui condividevo ogni battito del cuore in quel periodo ha avuto la sensibilità di dirmi “scusami sai, ma scelte così radicali si fanno a vent’anni, sei troppo vecchia, sei fuori tempo per queste cose”.
    Invece di mandarlo a quel paese per questo pensiero poco garbato ci ho riflettuto per qualche giorno. E riflettendoci mi sono resa conto che ORA è proprio il momento giusto!

    Solo ora mi sento la forza, le energie, la salute, la consapevolezza, l’esperienza, per gestire le difficoltà, le rinunce, i sacrifici e le esplosioni che la mia scelta di vita comporterà.Solo ora che mi sono liberata dal dover dimostrare qualcosa a qualcuno, me stessa o resto del mondo che fosse, solo ora mi sento la forza di portar avanti la mia scelta di vita, con la libertà di argomentare o meno con i detrattori, i sostenitori, e gli indifferenti.

    Alla fine sai cos’è successo? Che io, con i miei 37 anni sulle spalle, mi sono definitivamente convinta della mia decisione e sono andata avanti, e lui nella sua incapacità di pensare ad una vita migliore, malgrado l’anagrafe clemente, è tornato indietro nel suo pozzo di schiavitù. L’unico limite di età che sopraggiunge, per QUESTA vita, è l’attimo della morte. Non credere a nulla di diverso!

  8. No patty, no… non farmi pensare ai sopraggiunti limiti di età. Anch’io ci penso, spesso a dire il vero. Ma una parte di me si rifiuta di accettare. Io sogno ancora, cazzate e non, e non voglio smettere di farlo. Stanca sì, ma non mollo…

    1. Ma che scherzi Emmecarla ?! Il tempo per prendere in mano la propria vita c’è finchè non arriva il giorno della propria morte, anzi a dire il vero io spero proprio di morire nel bel mezzo di un progetto che stò realizzando ! Quale morte migliore ?! Chè ti viene anche il nervoso perchè ti serviva un po’ di tempo in più . MIa mamma a 50 ha preso i suoi stracci e si è trasferita a 1000 km da dove ha vissuto per tutta la vita, si è inventata un lavoro e tra varie vicissitudini , belle e brutte, ovvio è ancora lì (61 anni) e non potrebbe pensare di non averlo fatto nonostante la sua nuova vita nn sia sempre dorata. C’è sempre il tempo, la vita non è corta, sai?! Siamo noi che la rendiamo sempre uguale ma lei è lì fuori che ci aspetta

  9. Il concetto di pensione è una aberrazione, come le borse. Una volta esistevano la solidarietà familiare, il sostegno dei vicini, le generazione successive che sostenevano le precedenti e viceversa attraverso azioni dirette.
    C’era una volta, ma può esserci ancora, se ci togliamo di dosso questa superbia da organismi monocellulari tuttiautosufficienti, tuttisterili, tuttisolinelnostrobuco e ci sforziamo “un momentino” di investire nella costruzione di rapporti umani intorno ad un piatto di pastasciutta al pomodoro invece che davanti ai monitor di piazzaffari.
    Coraggio, è aperta la sessione di lapidazione 🙂

    1. si Isa, è aperta la lapidazione di Piazza Affari. Il nostro è individualismo “infiorettato” dalla libertà “economica”. Liberi dalla fatica del lavoro fisico, liberi dal dover essere accomodanti nei confronti degli altri perchè ognuno può sopravvivere da solo. Siamo la civiltà che ha partorito asili nido e case di riposo per liberarci dal problema dell’inizio e la fine della vita, perchè impauriti dalla morte (manco a nominarla per carità), tutti senza un fiato di tempo per educare i nostri figli e così li rinchiudiamo negli asili (nulla di male se fosse per un’ora al giorno per farli socializzare ma “se otto ore vi sembran poche…”). Il tessuto sociale è legato al denaro e non ai rapporti tra le persone… per quelli c’è facebook.

      Ed è qui che nasce, per me, il piccolo sogno di organizzare piccole comunità (comunità non comuni) i cui individui possano avere il loro spazio privato in un contesto di auto aiuto e di convivialità. Niente di idilliaco, niente pace amore, semplicemente un tentativo per uscire dall’individualismo estremo per riscoprire QUALCHE (qualche non vuol dire TUTTI) spazio comune. Ci vuole tanto?

  10. Un po’ e un po’. Prima di tutto presa di coscienza della situazione, di noi stessi. Poi accettazione vera, senza più sofferenze di quello che siamo certi non riusciremo a cambiare e impegno nel modificare quello che sappiamo non ci appartiene. Il più realisticamente possibile, oggettivamente possibile, con il maggior distacco emotivo. Tanto lo sappiamo cosa vogliamo no? Basta solo avere il coraggio di ascoltarsi. E secondo me così si fanno già enormi passi verso la libertà, dai condizionamenti esterni, da quelli che ci siamo creati addosso noi stessi, dai bisogni falsi, da quello che ci rende infelici.
    E poi si devono solo chiudere gli occhi e buttarsi…

  11. “…and there are our plans, idealizations, These are dangerous, too. They can consume us like parasites, eat us, drink us, and leave us lifelessly prostrate. And yet we are always inviting the parasite, as if we were eager to be drained and eaten”

    da Saul Bellow, “Dangling Man”, testo originale, che coincidenza, l’ho giusto messo oggi di là da me, ma casca a fagiolo come commento qui da te (due piccioni con una fava…)

    1. Vero.Molto molto sincronico…Ma sono convinta che se ci leggiamo è perchè in un certo senso ci siamo scelti e se ci siamo scelti è perchè c’è una sorta di armonia, di vibrazione comune e contemporanea… Quindi, caro Sesto Rasi (ma che vuol dire? è il tuo vero nome?)
      Ora però ti regalo io una bella citazione:
      “Provo una grande commiserazione per i piccoli uomini,
      che penano rinchiusi nel loro recinto sociale
      che sono riusciti a costruirsi contro il libero cielo
      e che non sanno e non sentono ciò che io sono e sento in questo momento.
      Ieri ero come loro, tra qualche giorno tornerò come loro.
      Ma oggi, oggi sono un prigioniero che ha ritrovato la sua libertà”

      G. Gervasutti (alpinista)

  12. Uolly, non è che sono saggia, è che sono vecchia 🙂
    Io alla Patty l’ho detto già, che il suo piano B è un piano A sotto mentite spoglie…per me è stato proprio come dici tu, un girarci intorno per un pezzo e poi uno schioccare di dita per la decisione importante.
    E sapete una cosa? Se non ce la farò sarà comunque un successo, perchè è la prima volta che ho scelto di fare una cosa veramente per me. BV!

  13. libertà…sempre. ma ho come la sensazione che non sempre possiamo permetterci questo lusso…io mi sento prigioniera, ogni giorno. e i giorni corrono, vanno via, senza che io li abbia sentiti veramente miei. e questa è la mia più grande tristezza/frustrazione, mi ritrovo a quest’ora, stanca…con l’unica grande voglia di dormire. ma poi mi chiedo sempre…ma cosa ho fatto per me?

    1. Idem. Ma c’ e’ di peggio: pensa a chi si ritiene fortunato perche’ ha il lavoro e questo a loro basta. Sia chiaro, beati quelli, mica li critico, ma io sono diversa, profondamente diversa e nonostante ci abbia provato per anni a conformarmi proprio e’ piu’ forte di me! Emmecarla, quello che ti posso dire con assoluta certezza e’ che non e’ mai troppo tardi per andare a prendersi quello che si vuole

      1. @Isa: bellissimo intervento, grazie! Rileggero ancora con calma, ma già colgo una grande saggezza in quello che scrivi.
        Grazie ancora

        @Patty: ti confesso che il tuo post mi ha messo in crisi, grazie ad Isabella però sono riuscito a canalizzare qualche pensiero.
        Credo che il cambiamento sia in realtà una conseguenza. Ma conseguenza di cosa?
        Se compi un percorso interiore che sia un misto di accettazione della condizione esterna – che non puoi controllare – e di auto miglioramento – che invece puoi controllare -, in questa simbiosi, costruisci qualcosa in te stessa e contemporaneamente accetti la realtà che ti circonda.
        Passare all’azione è la conseguenza di un percorso interiore di questo tipo: non lo fai per scappare ma perchè vuoi circondarti di una dimensione perfettamente adattata a te, e credo, tu possa farlo solo quando sei riuscita ad adattarti a ciò che ti circonda ora. Una volta fatto il percorso, il famoso salto, il famoso piano B è un dettaglio trascurabile che farai senza pensarci troppo… sarà uno schioccare di dita, una cosa del tipo: “cosa dovevo fare adesso?!?!?! ah si: il piano B”, e un attimo dopo è già fatto 🙂

        1. Stò pensando di subaffittare le risposte ai commenti ad Isa….è molto più brava e chiara di me ! Hai visto Uolly che circolo virtuoso di belle persone si stà creando? A me piace tantissimo ed è una sorpresa chemi riserva il mondo virtuale che mai avrei immaginato ! E sai che c’è ? Che io mi ci butto !!! D’accordissimo con voi, e grazie per avermi a iutato a chiarirlo dentro di me, sul fatto che una volta reso armonico il dentro il fuori diventa una semplice e spontanea conseguenza che non può non rispecchiare l’ interiorità

  14. Non credo di riuscire a rispondere in maniera articolata, intanto però vorrei lasciare una prima riflessione in risposta al tuo sofferto post…

    Sulla pace interiore. E’ verissimo che non starei bene con nessuno e in nessun luogo se non stai bene con te stesso, ma la relazione non è esattamente biunivoca. Mi spiego: una volta avviato e portato avanti il processo di accettazione del sè interiore per trovare la propria pace individuale, si entra mano a mano in contatto con una dimensione profonda e molto articolata della nostra esistenza, con il “noi” più profondo (potrei chiamarlo con vari nomi ma non voglio fare riferimento a filosofie o teorie particolari per cui uso termini di senso comune e basta).

    Bene. Nel corso di questa esperienza di approfondimento del nostro io profondo ci trasformiamo, perchè progressivamente ci liberiamo dalle sovrastrutture e dai condizionamenti di cui la nostra anima e la nostra vera essenza sono andati incrostandosi a partire dal nostro concepimento. Così progressivamente ci alleggeriamo dalle zavorre e approfondiamo la conoscenza con la vera natura del nostro io. A questo punto è normale, legittimo e ragionevole che alcuni, molti o addirittura tutti i compromessi che aveva accettato il nostro “io incrostato” possano non andare bene, essere rifiutati in modo delicato o deciso dal nostro “io alleggerito”. Il contrario sarebbe insensato.

    E’ solo che siamo ancora così incrostati, o sentiamo ancora il peso delle incrostazioni rimosse, come chi percepisce sensazioni da un’arto amputato, che può capitare di sentirci in colpa per esserci permessi di pensare alla libertà. Questo è l’effetto che vogliono sortire i condizionamenti esterni che ci hanno soggiogato per la totalità della vita precedente, e considerando per quanti anni ne siamo stati vittime, è facile capire che non ce ne possiamo liberare in maniera completa in un breve lasso di tempo, anche se più consapevole.

    L’importante è stare vigili e non ripiombare nel buio. Ti prego.

    1. Isa cara grazie! La cosa non mi stupisce ma hai proprio centrato il punto… Mi sento in colpa nel desiderare una liberta’ piu’ ampia di quella che ho…e’ proprio vero. Quello che mi hai scritto in un certo senso mi assolve, anche e sopratutto perche’ quanto scrivi in merito al nostro io piu’ profondo, quello che si connette ad un io universale rispecchia molto anche quello in cui credo, la mia filosofia di vita… Significativo il tuo commento: penso che lo rileggero’ un po’ di volte, ci riflettero’ e poi ci tornero’ a scrivere! Grazie

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