Essere o non essere

Avrei voluto scrivere una riflessione, una sorta di illuminazione per condividerla con chi mi avrebbe letto.

Avrei voluto scrivere di quei rapporti che nascono nei quali sono le pance, le viscere a parlarsi.

Avrei voluto scrivere di quando un essere umano travalica i limiti sensoriali e intellettivi per approdare in un universo parallelo dove si incontrano chissà, forse le anime.

Avrei voluto descrivere quelle certezze che sedimentano dentro di noi in merito alle persone che ci stanno a cuore, quelle con cui ti è capitato quanto sopra.

E poi avrei voluto raccontare di come spesso ci illudiamo e non vogliamo vedere.

Però anche di come quasi sempre non ci si sbaglia quando si è in grado di vedere “oltre”.

E infine avrei voluto descrivere questo: a volte noi siamo in grado di vedere dentro l’altra persona, di sentire le sue potenzialità, i doni con cui è nato e che potrebbe sviluppare per poter, forse, dare un senso alla vita, se un senso ce l’ha. E il divario che constatiamo tra quello che abbiamo avvertito e quello che l’altro rimanda con il suo modo essere non è altro che la scelta che questa persona ha fatto per se stesso e la sua vita. Avrebbe potuto essere ma forse è stato meno doloroso e faticoso non essere…

E avrei voluto rassicurare non so bene chi sul fatto che l’errore non è stato di valutazione (nostra) ma è semplicemente  libero arbitrio (suo).

Avrei voluto quindi scrivere sul “non essere mai delusi dagli altri” perchè siamo tutti più belli di quello che abbiamo il coraggio di essere e forse ci vuole solo un po’ di accettazione, compassione e amore incondizionato, quello senza aspettative per intenderci.

Avrei voluto, ma è tutto così complicato che non mi è riuscito di scriverlo.

Buon Natale papà

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4 pensieri su “Essere o non essere

  1. Mamma mia… quando leggo tue riflessioni come questa (e non è la prima, nè sarà l’ultima) mi vengono i brividi…. Dio, come sai comunicare a un livello impercettibile… mi arrivi dritta dritta nello stomaco, cuore, anima o chiamalo come vuoi tu… Mi sembra di capire ogni tua singola parola, di sentirne appieno il significato, di poter quasi vedere il pezzo della tua vita che ci sta dietro, che ti ha portato a scegliere proprio quella parola e non un’altra… Magari è solo un’illusione… ma penso che se tu scrivessi un libro mi piacerebbe tantissimo leggerlo tutto d’un fiato!

  2. mi associo
    buon natale babbo
    ovunque tu sia
    bhè ti rispondo di qua…la casa è nel sud in effetti sotto il polpaccio di questo stivale quasi in posizione tendinea di fronte allo sperone…..quando si concretizza e faccio il rogito, visto che per ora ho fatto il compromesso ti mando le coordinate satellitari e ci fai un tour virtuale intorno,
    in effetti è una montagnetta abbastanza orizzontalina, una sorta di cordigliera delle Ande in piccolo,, e io sono in cima,
    ho letto Verne a 10 anni e un po’ la patagonia , un po’ l’ escursionismo mi sono rimasti,
    il prezzo stimato equivale a un appartamentino 80 mq in città, nella città dei vips che agognavo INVECE anche quello era off limits e quindi per non prendere un monolocale muffo piano seminterrato ho optato per un eremo che io chiamerei open space, dà un certo effetto avere davanti e dietro la vallata e sui lati la collinetta che prosegue a dx e snx, insomma un po’ mi piace….mi ci sto affezionando, anche se mi spiace di non saper piastrellare e fare il fabbro, cose che mi sarebbero state tanto utili
    per tornare al tuo post ( anche se non l’ ho capito) sto vedendo e rivedendo in queste sere un vecchio film 1997 che parla di “fiducia” problemi della sfera affettiva, ansie di abbandono, superfilosofie del non allacciare rapporti per lasciarli così e non restare delusi , non so se ti aiuterebbe, a me fa molto riflettere. e penso che rivedere un film ci aiuta a seguire meglio le parole e agganciarle alla nostra vita….scusa mega commento…..sorry BUON NATALE E BUONE FESTE

  3. No cara Isa, non penso che quello di cui scrivi sia quello che intendo io.Sono d’accordo con te in merito al famoso “effetto specchio” che molto spesso trae in inganno e ci porta a voler vedere quello che abbiamo deciso di trasferire nell’altro……Parlo di qualcosa di piu’ impalpabile, di energia, di essenza, di amima, non di carattere o di comportamenti o di aspettative .Parlo di sensazioni piu’ nel profondo e piu’ istintive, di certezze che sovvengono ancor prima di conoscere una persona e che permangono anche se quella persona poi la ami o anche la odi.Quelle percezioni sono li’ , nonostante tutto e con buono spirito di osservazione la vita quotidiana ti dimostra la dualita’ delle persone, le loro apparenti incoerenze.Poi, certo, sicuramente anche io ci mettero’ del mio,ma rapporti lunghi 37 anni e vissuti in maniera molto varia e variabile con diverse angolazioni e addirittura con vari e numerosi confronti anche con terze persone, portano a dedurre che se un indizio e’ casualita’, due e’ probabilita’ , tre diventa quasi una certezza.Poi se ci aggiungi una certa dose di oggettivita’ direi che l’idea prende quasi la forma di una realta’, che poi sia confutabile questo e’ indubbio, ci mancherebbe !Concordo al 100% sull’amore, compassione e benevolenza verso se stessi prima di tutto senza il quale non e’ possibile alcuna relazione sana ed equilibrata…

    1. Isa commented on Essere o non essere

      Perdonami, Patty, se lascio un commento ad un post che forse dovrebbe rimanere così come tu lo hai voluto. Ma non posso non riflettere su alcuni passaggi, e in particolare

      “…siamo in grado di vedere dentro l’altra persona, di sentire le sue potenzialità, i doni con cui è nato e che potrebbe sviluppare per poter, forse, dare un senso alla vita…”

      Siamo in grado di “vedere” veramente, come se i nostri occhi fossero magiche sfere di cristallo al cospetto dell’altrui ottusità, o semplicemente vediamo ciò che noi desideriamo che sia, trasferendo le nostre stesse frustrazioni di mancato sviluppo interiore nell’aberrante gioco di voler plasmare la vita altrui a immagine e somiglianza di ciò che noi vorremmo essere e non riusciamo a trovare la forza di essere?

      Nella fretta di una vita in cui non sappiamo fermarci a chiederci cosa vogliamo per noi stessi, ci arroghiamo spesso il diritto supremo di sapere cosa gli altri dovrebbero volere per la loro esistenza. Forse ripartire, nell’amore, dalla seconda parte del comandamento “…come te stesso”, ci può aiutare a comprendere che senza amore, comprensione e compassione per sè stessi, non vi è amore possibile verso il resto del mondo, se non un amore malato, destinato solo ad essere infranto, flagellato, distrutto in mille pezzi come una piccola barca sugli scogli in una notte di tempesta.

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