Puglia-Veneto 1-0

Premessa: scrivo mentre fuori piove.Forse anche questo ha il suo peso…

Rientro forzato dopo altra settimana di ferie.Questa volta mi è toccata la Puglia, il Salento. Mia mamma.

Che dire? Torno ogni volta più frastornata e il divario tra lì e quì mi rende difficile e pesante persino camminare.

Questa volta sulla scaletta dell’aereo, al ritorno, sopraffatta dal vento che sapeva di salsedine e macchia mediterranea, con gli occhi quasi chiusi per proteggermi dalla luce accecante, il calore della pelle sotto quel sole che non dà tregua ho sentito il cuore spezzarsi. E mi sono messa a piangere come una bambina quando fa i capricci: “non voglio non voglio non voglio ” mi dicevo e piangevo e ridevo perchè dai, è assurdo, ma alle emozioni non puoi dare dei limiti, dei binari, loro esplodono. O implodono.

E davvero, io amo la mia terra natìa e la difendo sempre e comunque ma sento ogni giorno di più di non farne più parte. I sapori dei cibi li sento acquosi, la frutta, la verdura hanno solo un vago ricordo della frutta e verdura del Sud. L’aria, l’aria lì è ampia, leggera, ariosa mentre quì non riesco a sentire altro che la pesantezza dell’umidità, il puzzo dello smog. La luce, il sole: giù c’è luce e sole e azzurro e ancora luce … quì sì, c’è il giorno, l’alba e il tramonto ma ormai non riesco a non vederli sbiaditi tranne che in poche occasioni.Sembra quasi che il sole fatichi ad imporsi, come se non lo facesse volentieri .E la gente. E’ difficile da credere ma sotto la Pianura Padana ci si parla. Sì, davvero, ci si parla senza problemi. Tipo che vai al bar e fai due chiacchiere con il tuo vicino di tavolino, tipo che una ti parcheggia vicino e ti chiede se ti crea problemi, ti saluta, ti sorride. Oppure ancora che mentre sei ferma sul ciglio della strada valutando quale direzione prendere ti si fermano a fianco e ti chiedono se hai bisogno di informazioni. Robe da matti. E poi addirittura sorridono. Così, senza motivo, senza un grammo di alcool in corpo, spontaneamente. Mi rendo conto che ha dell’inimmaginabile ma è vero, credetemi. E addirittura ci si aiuta… A mia mamma alcuni dottori le fanno le visite gratis, perchè non ha i soldi per pagarsele. I vicini di casa si scambiano teglie di pasta al forno, parmiggiana, e se qualcuno va a fare la spesa chiede sempre alle signore anziane se hanno bisogno di qualcosa. E ti sembra di essere meno sola. E pensi che forse girano meno macchinoni e borse griffate, il Pil è decisamente basso ma in fondo, lo diceva pure Kennedy, la felicità di una popolazione non è misurabile con i parametri dell’economia. E di certo non è tutto rose e fiori chè la regione depressa sono loro, mica noi, però.

Però non so, a me lì sembra vita vera mentre quà dove è davvero la mia vita mi sembra di recitare una parte con l’obbligo morale di essere pure contenta e soddisfatta.

Ecco, ora non pensiate che voglia denigrare il mio Veneto, io lo amo come amo i suoi abitanti persone in gran parte oneste, lavoratrici, umili e semplici senza contare le meraviglie del suo territorio: montagna, lago, storia, cultura, mare..hem mare insomma… Però non riesco ad allontanare la sensazione di gioia che ho provato questa settimana e che quando sono quì raramente riesco a percepire nell’etere.Una persona di lì mi ha suggerito una considerazione: lì si accontentano di più.

Unico deterrente a cui mi aggrappo: quì lavoro, lì ero in ferie. Basterà per rassegnarmi?

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22 pensieri su “Puglia-Veneto 1-0

  1. hai toccato con mano quella che De Crescenzo descrive nel libro “cosi parlò Bellavista” che definisce la teoria della Libertà e amore, al nord la libertà, ma sei anche sola, al sud l’amore ma i fatti tuoi li conosce chiunque.

  2. ferie e vita quotidiana sono differenti, una bella ragazza e un cesso d’uomo sono anch’essi differenti…… insomma hai visto tutto positivo!
    la tua banca è differente……parti fanciulla, e non ci pensare…. e calcolando che io sono piccino valuta se portarmi con te come bagaglio a mano!!

  3. A Nizza non ti cagano neanche se stai morendo.Sarà perchè sono abituati ai turisti,o perchè in fondo sono dei piemontesi con il mare in più (sono torinese,so di cosa parlo), oppure perchè e fai le domande in francese e ti rispondono in Khazako. E’ tutto relativo…ci sta o’sole, ci sta ò’ mare, ma nonostante questo non dico fare amicizia, ma anche solo due ciance tranquille è una roba difficilissima…

    1. Oh povera te! Guarda che io sono un orso solitario però apprezzo comunque le comunità e le cittadine aperte al prossimo… Tu comunque non demordere, parla parla parla anche se non ti filano… prima o poi farai breccia !!!

  4. avete detto tutti tutto e il suo contrario, sul nord e sul sud. in effetti tornando a supeimonti, quindi più a nord di dove sto ora, tutto cambia: nei negozi sono sempre cortesi, cosa che a mari&monti non è così usuale. sarà anche che a supeimonti sanno sfruttare il turismo e lo considerano una risorsa e a mari&monti no? eppure su sono un po’ più chiusi, ma forse in maniera diversa da mari.
    che dire, ci sono anche orari totalmente differenti e quindi la tua vita scorre in maniera diversa e, scoccia ammetterlo, questa settimana di downshifting di tempo mi è piaciuta.
    è tutto diverso, lì ci si invita per un caffè, qui no. eppure qui siamo in una città di qualche centinaio di migliaio di abitanti. su, qualche migliaio e basta.
    tutto ha i suoi pro e i suoi contro, anche in base all’indole personale.
    di certo, questo continuare ad attaccar bottone a volte sembra volersi fare i fatti degli altri. cosa che, per contro, succede anche al freddo nord succede ma in modo diverso.
    credo anche che sia questione di periodi della vita: a volte hai bisogno di una cosa e a volte dell’altra.

    ok, ho scritto male e cavolate, ma con un post così intenso, non riesco a stare all’altezza

    1. Ma figurati se non sei all’altezza !!! Penso che si sia ben capito cosa intendi dire e la tua osservazione sul fatto che sia anche una questione di periodi di vita la trovo davvero interessante…non ci avevo mai pensato ma in effetti anche il momento esistenziale o anagrafico che si stà passando ha il suo peso… Di certo ora , a 38 anni suonati ho ben altre necessità e gusti ripetto ai miei 18 anni…

  5. Ciao. Difficile generalizzare. Ad esempio, io sono nato a Foggia e ci ho vissuto per 18 anni (e ci torno spesso), e posso dirti che non trovo nei miei conterranei caratteristiche di socievolezza spiccate. Anzi. Nel Salento, in effetti, dalla mia scarsa esperienza, mi è sempre parso che le persone fossero diverse. Però, gli emiliani mi hanno spesso messo allegria. Poi le cose cambiano dalle città ai piccoli centri.
    Da giovane apprezzavo molto la pulizia, l’organizzazione (e anche la bellezza, in parecchi casi), l’educazione degli abitanti, delle cittadine a nord di Roma. Però, lo ammetto, adesso non ci andrei a vivere. Sì, sono mediamente più civili, non c’è dubbio, lo dice un foggiano d.o.c. trapiantato a Roma, Ma avverto una specie di oppressione. Sarà una questione di luce. Che secondo me sfavilla di gioia e di malinconia solo in alcune parti del sud o all’estremo nord del mondo. Ma questo vale per me. Ognuno ha il proprio particolare sensore.
    Anche io apprezzo che degli sconosciuti si mostrino un po’ curiosi di me. Quando arrivo in un posto e mi sento chiedere come mai ho deciso di visitarlo, sono felice di rispondere. Alla fine anche le conoscenze, le conversazioni, occasionali e fugaci, possono lasciare un segno. Io ne ricordo ancora qualcuna avvenuta tanto tempo fa. Ciao.

    1. Ciao Gianluca ! In effetti io riporto la mia personale esperienza : Vicenza/Verona vs Salento. Ovviamente è soggettiva e parziale anche se conferma una tesi ben più ampia che vuole il Sud del mondo generalmente più espansivo del Nord.Immagino sia dovuto al clima, a maggiore vita di piazza, alla necessità di un po’ di collaborazione e associazionismo. Mia mamma, di Merano, vive lì da 9 anni e mi conferma quanto ho osservato.Poi ci sono i rovesci delle medaglie, sa va sans dire. Condivido in pieno la sensazione di oppressione che anche io vivo nelle mie zone da qualche anno in maniera più evidente e deduco, come te, che la maggior/minore luce ne sia una componente importante. D’altronte la serotonina ne è strettamente correlata e questo non lo dico io !

  6. mmm…casualmente questa settimana ero in sardegna, proprio a cagliari e dintorni. facevo parte (credo) del 2% dei forestieri li a lavorare e non in vacanza. Albergo in centro città pedonale e lavoro proprio nell’area naturalistica con fenicotteri rosa a centinaia. Bellissimo. Ma ci vivrei? Non so. Qualcosa non mi convince.

    Quanto all’attaccarti bottone ad ogni piè sospinto… forse non è proprio il caso del sardo, anzi. Ma quel che dici mi è capitato (io ero sempre lì per lavoro) ad esempio a Napoli. Bello quando sai che dopodomani prendi l’aereo. Ma dopo un po’ credo che non lo sopporterei. A casa ho un bar dirimpettaio, ma se devo prendere un cappuccio faccio 300m a piedi, dove non mi conoscono.

    Anche negli States sono molto più avvezzi ad attaccare bottone, figurati. Ma un mio amico che ci ha vissuto più a lungo mi ha messo in guardia: “occhio! Gli anglossassoni sono maestri del cosiddetto “daily talking” con gli sconosciuti, molto più bravi di noi norditalioti (ci vuole poco…), ma più in là non vanno”.

    E ti potrei parlare anche di russia e kazakhstan: a Mosca studenti universitari ti approcciano e ti chiedono se sai la strada (anche orgogliosi di sfoggiare il loro bell’inglese, molto migliore del tuo). O in Ucraina: la prima sera che ci ho messo piede, in ristorante ci arriva una bottiglia di vodka, offerta dal tavolo di fianco, perfetti sconosciuti, come augurio perchè ci trovassimo bene nel loro Paese.

    Però: quando sei un foresto appena arrivato desti un po’ di curiosità. La quotidianità è un’altra, si vede dopo un po’ di tempo che hai passato lì.

    1. Mah, probabilmente la percezione di ognuno nasce dai propri gusti e necessità. Io sono una persona molto solitaria e selettiva ma adoro il “daily talking” mi fa sentire parte di una comunità, mi fa pensare che non mi troveranno morta in casa solo per la puzza che emano dopo un mese.Mi piacerebbe una città dove le persone ti avvicinano anche solo per curiosità, o almeno non abbiano questi musi e visi corrucciati, che ci fosse dell’altro oltre ai propri pensieri e problemi che comunque tutti hanno. E mi piace moltissimo imparare e ascoltare storie di vita di sconosciuti e sopratutto ci tengo molto a che non si confonda questa allegra socievolezza con dei rapporti ben più profondi e importanti come l’amicizia. Insomma,non capisco perchè un modo di vivere debba per forza escludere l’altro.Quello che tu mi riporti lo trovo meraviglioso come mi faceva simpatia la cassiera del supermercato in California che mi diceva ogni giorno “hallo, how are u today?” e poi manco mi ascoltava più !!! Lo preferisco in ogni caso alla cassiera dell’alimentari di fronte a casa mia che non mi saluta, non sorride e non sa manco come mi chiamo.Lo trovo meno ostile, penso sia un allenamento dell’anima ad essere più aperto verso gli altri.Alle volte quì da me vedo che se attacco discorso a qualche sconosciuto questo quasi si spaventa e si percepisce chiaramente che si stà chiedendo che mai avrò da vendergli o cosa ci guadagna nel rispondermi.Poi si sà, è tutto soggettivo e opinabile … 😉

      1. su una cosa concordo in pieno: da noi se qualcuno ti approccia (e non sta facendo la tua stessa cosa, come correre o portare a spasso il cane) pensi subito che ti voglia vendere qualcosa. E questo è terribile.
        Ma per il resto volevo solo sottolineare la differenza tra l’approccio di chi è di passaggio e quello di chi ha cambiato casa: chi è per la prima volta dove non è mai stato ha un odore particolare, attira curiosità. E lui stesso è aperto alla curiosità dei locali. Dopo un po’ si crea di nuovo un quotidiano, solo altrove rispetto a casa.

        1. Sesto non prendermi per puntigliosa e rompi…ti giuro che non lo sono ! Si fa giusto per parlare in serenità… A Gennaio 2012 sono venuta ad abitare dalla provincia di Verona a quella di Vicenza e, credimi, non ho attirato la benchè minima curiosità nè nei vicini di casa, nè nel bar della colazione, nè alle Poste, nè al supermercato di fronte a casa !!! Quello che tu riporti lo condivido in pieno relativamente a qualche anno fa: ora, forse, è apeggio: siamo così alienati, preoccupati, annoiati, scontenti o semplicemente individualisti che non ci interessa nemmeno più il diverso.E’ terribile come dici tu.Con le dovute e meravigliose eccezioni s’intende !

  7. Pochi giorni fa leggevo di in filosofo
    che diceva che esistono cose per le quali non si vantano diritti , come il lavoro, la felicità ,essi sono conquiste che si hanno e si perdono. Bisognerebbe , diceva, concentrarsi di più sul sapersi accontentare nel senso più ampio del termine e non come rinuncia al meglio. Boh , so che complice una canzone datata 1993 degli883, mi hai fatto venire il magone…

    1. Argomento da sviluppare: accontentarsi come retaggio religioso-cattolico-passivista o accontentarsi nel senso di imparare a sentire gratitudine e gioire per quel che si ha (moltissimo) piuttosto che intristirsi per quel che manca? Mah, mi dibatto da un po’ in merito a questo………

      1. La seconda assolutamente , io poi che sono ” niciano” di tradizione con la sua volontà di potenza…Il retaggio cattolico mi pesa raramente dopo qualche fortuita masturbazione….

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