Grecitudine

Ho lavorato in Grecia da Maggio ad Ottobre 1999 in un’isola sperduta o quasi delle Sporadi.Una divisa, due t-shirt, libri ed uno scooter, la natura incontaminata e mare ovunque, come piace a me.

Grecia per me sono Myrsina e Stelios, i miei due amici greci conosciuti lì. Stelios l’ho presentato ad una mia cliente single di quell’estate e l’anno dopo era a vivere in Trentino.

E Myrsina, la dolce e gentile Myrsina. Lei lavorava in uno degli hotel in cui portavo i clienti del mio Tour Operator e giorno dopo giorno siamo diventate compagne di chiacchiere un po’ in italiano un po,’ in inglese e  un po’ in greco; ci facevamo compagnia nelle serate tranquille di un’isola spartana con 2.000 soli abitanti .Ci siamo conosciute con semplicità e spontaneità, con la naturalezza delle giornate che scorrono e ci è rimasto un bene pulito e sincero. Ci siamo riviste ad Atene dove lei vive e lavora oggi. L’ho sentita via Skype oggi …  mi racconta che il suo stipendio è stato nuovamente decurtato a 700 euro mensili, la città è disperata, la percentuale di disoccupazione supera il 28% lei non sa più come sopravvivere , c’è il pensiero anche per la mamma con la pensione che ormai è una beffa, i costi che aumentano e le prospettive che non esistono.

Lei che desidera solo una vita semplice di trentenne, laureata, con un lavoro di receptionist,qualche uscita con gli amici,  i  progetti,la voglia di una famiglia, un paio di sogni nel cassetto. Mi domando cosa c’entra lei con tutto questo, perchè debba pagare per errori che non ha commesso, perchè deve essere lei quella che dovrà mettere da parte la sua spensieratezza di giovane donna per affrontare un domani che significa solo problemi e notti insonni. Mi chiedo fino a dove debba arrivare la tenacia, il compromesso ed il sacrificio, fino a quando tenere duro sia dignitoso e quando sia il momento di alzare la testa e lottare o scappare, con ogni mezzo, in ogni modo.

Io non lo so e per puro caso non sono Myrsina

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21 pensieri su “Grecitudine

  1. E’ desolante, lo so. Ma sono sicura che ne verremo fuori, magari anche grazie a una “certa solidarietà europea”: sarebbe ora che chi sta meglio (leggi Germania) allentasse un po’ la corda e si accorgesse che siamo tutti legati a filo doppio e caduto uno, rischiano di cadere anche gli altri.
    Riguardo ai figli, non lasciarti condizionare dal pessimismo. Sono sempre e comunque la ragione migliore per lottare e avere un futuro più dignitoso. Mi sono pentita di tante cose, ma mai di avere messo al mondo i miei due figli (anche se oggi pomeriggio me li sarei mangiati a merenda!)

  2. Me ne vergogno ma anche no. Mi auguro che mia figlia scelga di studiare all.estero, sì innamori, viva là. E quando avrà figli, la raggiungerò e vivrò da nonna lontano da questo paese…

  3. Grecitudine siamo anche noi.
    Noi che abbiamo un lavoro fisso, che prendiamo stipendi ordinari, che mettiamo al mondo dei figli. Che ci chiediamo perchè li abbiamo generati, qui ed ora, quando la vita diventa una spesa continua, quando tutti i soldi che ”ti avanzano” ( che eufemismo, hahhhahha !!! ) li investi per un futuro per loro….ma quale futuro ? qui ? domani ? domani qui?
    noi non siamo in Afghanistan, non siamo in Africa, non siamo in Medio Oriente, eppure lo scontro col post capitalismo di fatto è una guerra, tutti i giorni. Una guerra contro la povertà alla quale tantissimi di noi sono destinati, una guerra contro noi stessi e le nostre abitudini di consumo, una guerra contro tutte le certezze che ci han fatto credere possibili, una guerra contro una realtà grigia, buia, scura.
    Una guerra, alla quale non c’è risposta, se non come rivolta a livello personale.

    1. Uh Paolina dici bene !…e per la serie “non c’è limite al peggio” pensa se come alla mia amica Myrsina nel giro di due anni ti riducessero lo stipendio del 50% pur lavorando le stesse ore!….diventerrebbe una vera guerra solo per riuscire a fare la spesa .é tutto così insensato , siamo stati fagocitati dalla nostra stessa economia. e tu sai come di fronte a tutto questo io non abbia nemmeno il coraggio di fare un figlio… Dici perfettamente quando scrivi che forse, forse, le uniche risposte le possiamo trovare in noi stessi e in scelte coerenti con noi .

  4. La tua ultima frase, un pensiero che a volte mi annichilisce. Se io fossi nato in Iraq o in Afghanistan o nello Zimbabwe o in Liberia? Ammesso che in 48 anni fossi riuscito a sopravvivere a bombe, guerre civili, fame, malattie e altro, che persona sarei? Migliore, per aver sviluppato un enorme senso di umanità a contatto con la sofferenza? Oppure peggiore, per la cattiveria accumulata come reazione? Non saprei, sinceramente. Di certo avrei vissuto violenze che non riesco nemmeno a immaginare. Meschinamente, quando penso a queste cose, ringrazio il caso.
    P.S.: purtroppo in molti Paesi sviluppati le nuove generazioni stanno pagando e pagheranno a lungo le colpe dei nonni e in misura minore dei padri. Così è in Grecia (dove peraltro ora stanno molto meglio coloro che risiedono nelle isole, dove si vive di turismo, agricoltura, pastorizia e pesca, che nei distretti industriali o amministrativi, dove la crisi ha fatto chiudere aziende e portato al licenziamento di dipendenti anche pubblici) ma così è anche in Italia. E pensare che in Norvegia, da quando hanno iniziato a estrarre il petrolio, hanno deciso di destinare una parte delle entrate alla creazione di un fondo per le nuove generazioni. Sanno che il petrolio non durerà in eterno e si preoccupano affinché le nuove generazioni possano mantenere lo stesso livello di vita delle precedenti! Roba che in Italia ci saremmo mangiati tutto in un sol boccone. Ora il fondo sovrano norvegese è il secondo al mondo (parliamo di un Paese con 5 milioni di abitanti) e peraltro fu uno dei pochissimi a non abbandonare i titoli di Stato greci nei momenti di tracollo, proprio in nome di una certa solidarietà europea (come ringraziamento hanno ricevuto la ristrutturazione pesantissima – riduzione del 70% del valore di rimborso – delle obbligazioni statali greche imposta dall’Unione Europea).
    Si spera solo che l giovani italiani, spagnoli, greci, etc., non si comportino in futuro come i loro ascendenti.

    1. Guarda ,tralascio commenti sul tuo p.s. perché c’è davvero poco da aggiungere se non un “sob”. Per il resto concordo con te:quando ci penso mi sento così fortunata e allo stesso tempo così amareggiata per destini talmente diversi che non riesco spiegarlo se non prendendo in considerazione la reincarnazione .Solo così riesco ad accettare destini così diversi per un’immensa umanità .Mi dico che c’è un cammino di evoluzione per tutti che prima o poi,in una vita o nell’altra , passa anche per le atrocità .Sono pazza ?Non trovo altro risposte finora

      1. uh.
        è strano vederti.
        adesso quanti anni hai? (forse l’hai anche scritto da qualche parte, ma temo di confondermi con un’altra blogger)

        1. eh eh sì non metto mai foto mie ma qui si parla di 13 anni fa e sono pure con occhiali e in controluce …insomma, oggi se ti passassi davanti non mi riconosceresti !ho 38 anni comunque …

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