Crederci sempre, arrendersi mai

 

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Inesorabilmente stiamo scivolando dentro ad Ottobre e ogni mia giornata passata al mare, ogni tuffo, ogni  sguardo che si perde nell’orizzonte liquido ha un sapore già nostalgico, di Saudade. Ne dovrei avere avuto abbastanza, di mare, quest’anno. E invece non mi basterebbe mai; continuo a guardalo, annusarlo, mi bevo perfino piccoli sorsi di acqua, mi metto a “morto” su quella superficie liquida e guardo il cielo, azzurro, azzurrissimo, e mi sento in pace…le orecchie immerse a ricevere il sibilo della pressione, la pancia bagnata infreddolita dall’aria che ci passa sopra, il profumo della macchia mediterranea che arriva fino a lì, in mezzo all’acqua, la sensazione di volare, di non avere peso, l’idea che la vita sia tutta lì, semplice, bella, perfetta così . Poi esco , arrivo sulla spiaggia e i pensieri tornano, la forza di gravità schiaccia, le incognite, le case che non si riescono a trovare né a comprare,  i Piani b,c,d,e che non decollano. Tra qualche giorno mi separerò dal mare, dall’estate, dal Mediterraneo e sarà casa, Veneto, che poi  non so nemmeno più se è quella casa; mezze cose in Sardegna, altre a Vicenza, il cuore un po’ qua e un po’ là, la mente che cerca anche altri orizzonti. A comandare, come sempre per noi comuni mortali, è la possibilità di un lavoro, di un modo di vivere e lavorare bello , in sintonia con me, con la mia indole, gusti e passioni. Mi rendo conto sembra fantascienza sperare tanto eppure non voglio dimenticare che dovrebbe essere naturale che fosse così, sarebbe giusto nascere e crescere sviluppando i nostri talenti, le nostre passioni e dovremmo essere immersi in una cultura, in una società che ci aiuta a farlo in maniera da poter essere costruttivi anche per la comunità. E invece il mondo sta andando da tutt’altra parte. Ne vale la pena? Certo, tanto tra 40, 50 anni massimo non ci sarò più .A volte penso che la morte sia un male necessario per dare il giusto valore alle cose , ai valori, alla nostra esistenza, per legittimare i nostri tentativi di realizzarci, di essere riconosciuti. Ultimamente mi torna spesso in mente lo sport che ritengo sia stato il mio terzo genitore, specie in fase adolescenziale; giocavamo in serie C a pallavolo, niente di speciale ma abbastanza impegnativo da essere un appuntamento quotidiano tra allenamenti e partite. Ricordo molta fatica, molti sacrifici, molto tempo dedicato , ma quell’esperienza mi è entrata nelle vene, 10 anni di sport di squadra imparando giorno dopo giorno a essere corretta con le mie compagne, a rispettare gli altri, a perdere assieme e a condividere le vittorie, ad assumermi responsabilità, a non demandare o scaricare barili, a non mollare mai, nonèfinitafinchènonèfinita, a superare limiti fisici e mentali che pensavo di avere, a sapere che c’è sempre un margine, a fare mio nonsipuòaveretuttoesubito, la pazienza, la costanza, non invidiare ma ammirare, non essere superba perché la sconfitta è dietro l’angolo.

E insomma penso che mi ci voglia più coraggio a non tentare che a provarci sempre, ancora. E quando la passione e la determinazione vacillano torno indietro nel tempo , ricordo cosa volevo diventare quando ero bambina chè le idee ce le avevo più chiare probabilmente, e vado avanti, faccio affidamento sull’impegno che ho preso con me stessa, ho una responsabilità, ho un ideale da perseguire, voglio consumarmi nel tentativo di farcela perché mi piacerebbe essere orgogliosa di me,  coerente,  avere dignità non tanto agli occhi degli altri ma ai miei, voglio avere un valore. E in tutto questo sproloquio non c’entra niente il farcela o meno, c’entra solo il svegliarmi alla mattina e provarci. Fino a quando? Fino alla fine.

 

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13 pensieri su “Crederci sempre, arrendersi mai

  1. Ti invidio non tanto l’esperienza di pallavolista, quanto la formazione che ti ha dato. Bella, pulita, dura e pura. Per il resto, questo è uno di quei post che mi torna utile avere sottomano per rileggermeli ogni tano, quando la prospettiva si fa nebbiosa.

  2. Anch’io ho giocato a pallavolo, a livelli più bassi….e non c’era modo di salire….perdevamo sempre! E forse è stato un bene così, è servito a imparare a cadere e tentare di nuovo. Oddio, anche lo sport (dei ragazzi in particolare) non è più quello di una volta, c’è molta più competizione, sia tra i ragazzini che tra i genitori (ma questa è un’altra storia) e il brutto è che lo spirito di squadra va a farsi benedire ed è un valore in meno.
    Tu devi essere orgogliosa di te solo per il percorso che stai facendo, per il coraggio che dimostri giorno dopo giorno. Oddio, stai convincendo metà dei tuoi lettori a lasciare il lavoro…renditene conto. Ecco ti offro un piano Z: un ricovero a prezzi stracciati per lettori del tuo blog in bolletta perché contagiati dal tuo entusiasmo! E’ una bella responsabilità, eh! 😉
    Patty, sei tutti noi, avanti tutta!

  3. Ciao Patty,
    standing ovation!
    Oppure potrei dire “passion and soul”.
    Certo che capisco che non ti stai lamentando! È la tua passione per la vita che emerge da quelle parole. Si, noi siamo un po’ “marziani”, nel senso che il mondo è stravolto dalla superbia, dall’egoismo e dalla monetizzazione di ogni cosa, anche delle emozioni. E se non la pensi così, sei “strano”…Lucio Dalla diceva (ma già più di 30 anni fa…) che l’impresa eccezionale è essere normale; mi sa che aveva pienamente ragione.
    Sai, oltre all’immagine del surfista, a me piace anche quella del “navigatore”, strumento ormai di serie su tutte le automobili: una volta impostato il percorso, anche se si è costretti a cambiare strada, ad esempio per un ingorgo o dei lavori o comunque un imprevisto, lui ricalcola il percorso, in modo che si possa sempre andare nella direzione prestabilita. Quante volte nella vita siamo “costretti” a ricalcolare il nostro percorso…eppure tutti questi ricalcoli ci arricchiscono incredibilmente, ci fanno conoscere aspetti che altrimenti non avremmo mai visto, se tutto fosse andato “liscio”. Certo che se la strada si fa oltremodo tortuosa, la guida diventa faticosa, e allora ci diciamo “che bello sarebbe fermarsi un po’ in una comoda stazione di servizio”, con tanti confort e tutto a portata di mano. Ogni tanto me lo dico anch’io. Ma poi mi rendo conto di tutto quello che avrei perso, e allora ringrazio Dio per TUTTO quello che mi ha dato e mi darà.
    Ecco, noi dobbiamo essere, oltre che dei bravi surfisti, anche degli efficienti navigatori.
    La mia missione è di fare del mio meglio ogni giorno, di essere a disposizione di chi è meno fortunato, di dare la mia “forza” a chi ne ha meno. Anch’io sono un atleta, non ho mai vinto nulla di “importante” a livello di campionato, ecc, ma su di me hanno potuto contare persone meravigliose e molto migliori e più meritevoli di me, che sapevano che per loro io c’ero. Con tutto quello che potevo. Appunto, niente oro o argento, ma semplicemente TUTTO quello che potevo. Senza sentirmi “chissà chi”, semplicemente essendoci.
    La casa, per chi ha girato molto, potrebbe essere difficile da individuare; in verità non è un luogo fisico, ma anch’essa è dentro di te. Io credo che la casa sia dove tu sei in pace con te stesso, ed ecco che se sei in pace con te stesso, il luogo non fa la differenza.
    Io diversi anni fa avevo questo “piano”: uscire dalla città e vivere sulle colline, recuperando la terra e le tradizioni, si presentò l’occasione quando la locale comunità montana mise a disposizione dei fondi per dei giovani che avessero voluto dedicarsi alla manutenzione dei boschi, di certe colture, ecc. Tutto sembrava andare per il meglio, venne addirittura un giornale locale ad intervistarmi, in quanto unico “cittadino” tra gli interessati. Beh, ad un certo punto, i fondi sparirono, chissà come, qualcuno se li “mangiò”. Ed allora mi misi alla ricerca di un qualunque lavoro da quelle parti, ma imparai che venivano prima “gli amici”, poi “gli amici degli amici”, poi gli stranieri, per pagarli 2 soldi e sfruttarli senza problemi. Io per loro ero un “forestiero” e tale sono rimasto. Quindi tornai in città, con le classiche “pive nel sacco”, senza un soldo e senza un lavoro; tutto sembrava perduto, però mi assunse una cooperativa di facchinaggio, ed in seguito un’azienda che cercava persone “serie ed oneste”. Da lì mi si è spalancato un portone, da una porta che sembrava chiusa inesorabilmente, con degli sviluppi allora impensabili. Sono anche riuscito a prendere il diploma di istruttore di ginnastica coi pesi, che era un mio sogno di 20 anni fa…può succedere che i nostri “piani” si sovrappongano e ci portino verso traguardi che mai ci saremmo immaginati. Un altro spot pubblicitario dice “immagina…puoi” ed è così davvero. Da atleta ad atleta, hai mai pensato alla possibilità di diventare personal trainer (adesso si dice così)? Questo non esclude il portare avanti altri “piani”. Ma ti potrà dare molte soddisfazioni. Se ti piace l’idea, provaci.
    Sai, anche la morte ha un senso: in fondo ci ricorda che tutti andiamo prima o poi nello stesso posto, indipendentemente da ricchezza, età, e quant’altro. Tempo fa vidi su una chiesina medievale la scultura di un teschio, posta a circa 2 metri di altezza, e sotto c’era questa scritta “O tu che guardi in su, io fui come sei tu, tu verrai come son io, pensa a questo e va con Dio”. Se la dovrebbero mettere in testa soprattutto i “potenti” e i vari “dio in terra” …
    Concludo segnalandoti un libro che a me ha ispirato molto: “Capo Horn alla vela” di Bernard Moitessier. Visto che tra l’altro ti piace il mare, credo che lo troverai interessante. Ma anche Vicenza è una città piena di storia e aspetti interessanti.
    Dai che sei in gamba!!!
    Ciao
    Fred

  4. allora commento serio o cazzata?
    opto per il serioso: giocavo anch’io a pallavolo, ero bravissimo a schiacciare, mi elevavo con il busto oltre la rete e non perdonavo nessuno, poi mi hanno detto che in quel campo si giocava a tennis ma non mi sono perso d’animo ho chiamato Biancaneve dicendole di portare i suoi amici…. ed ho continuato con loro nel gioco della pallavolo, il risultato si ottiene abbinando l’intelligenza alla caparbietà. smack (un bacione portafortuna, adesso vado a controllare la schedina, non si sa mai)

  5. Credo di capirti piu’ di chiunque altro… senti un po’… mettiamola così: tentare non nuoce, e qualcosa lascia sempre… prima la paura e poi, nel mio caso, la delusione… il boccone amaro… ma vuoi mettere?
    Almeno mi resta l’esperienza, e qualcosa dentro che (in meglio) è cambiato.
    Sono enormemente diversa da un anno fa… una scorza più grossa… e scivolosa! Una consapevolezza diversa… Le palle girate, ma almeno mi son tolta una curiosità… molto meglio che vivere con il rimpianto di non averci nemmeno provato.
    Anche io, a livelli più bassi, ho giocato per tanti anni a pallavolo… solo che lì, il gioco di squadra, ti dava anche una sensazione di “sicurezza” che solo i giochi di squadra sanno darti…
    Qui, il grosso problema, è che non c’è il coach che ti dice dove stai sbagliando, su chi devi battere e se devi fare la copertura più corta… Qui il coach sei tu! E guai se il coach ti avesse mai parlato di morte e pace dei sensi! Come diceva Velasco: OCCHI DI TIGRE, anche in caso di difficoltà.
    un bacio grosso- Nadia.

  6. Puoi essere gia’ fiera di te, per esserti data una chance che POCHISSIME persone prendono il rischio di prendere. Puoi gia’ sentirti orgogliosa per aver messo in discussione un sistema di cui tutti hanno paura e di cui sono schiavi.
    Dovresti guardarti allo specchio ed essere soddisfatta di te stessa per il tuo Coraggio che inspira noi che ti leggiamo, noi comuni mortali.

    E puoi riempirti di un pizzico di orgoglio in piu’ questa settimana perche’ hai aiutato anche me. Ho mollato il lavoro. Finalmente. Sto lavorando contemporaneamente ai miei piani A,B,C. E mi godo un gusto di liberta’ che non ha mai avuto un sapore cosi buono.

    Grazie.

  7. Tu l’impegno ce lo devi mettere anche per tutti noi che crediamo in te!!!!! Non è finita finchè non è finita. E finchè vivi, non sarà finita. OK? Un abbraccione

  8. “A volte penso che la morte sia un male necessario per dare il giusto valore alle cose, ai valori, alla nostra esistenza, per legittimare i nostri tentativi di realizzarci, di essere riconosciuti.”.
    leggendo, mi sono impiantato su questa frase. senza retorica, vale un blog intero.

    (p.s. bellissima foto. non ci crederai, ma il fotografare oggetti e/o parti del corpo – preferenzialmente i piedi – sotto l’acqua cristallina è stato uno dei fil rouge dei nostri scatti estivi. credo che ne userò presto anch’io una in un post.)

  9. Stavo scrivendo un post molto affine al tuo, quando invece ho deciso di scrivere d’altro, una specie di “troppo pieno” esistenziale, che sta vita è campo d’addestramento senza fine, e ti propone sempre nuovi esami più difficili di quelli prima, e ti sembra che non ci sia limite, ma in fondo in fondo sai che ce la farai. Crederci sempre, arrendersi mai. Tvb,smack

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