Lezione numero 2

10455053_10203301460808702_2388828723192347655_n“…la vita è un caos e la sola vera trappola è

rimanere attaccati ad ogni cosa” (cit.)

 

Non avere paura.

Non serve.

Non avere paura nemmeno di avere paura. Perché capita, di avere paura.

Ma è un po’ come il mal di gola: viene, a volte diventa tosse, e poi se ne va… così, come era venuto.

Capisco tutto il discorso che la paura è un’emozione “sana” perché è il nostro modo preistorico di stare al mondo e di evitare i pericoli, di sopravvivere e blablabla tutte quelle cose, interessanti, di antropologia,  ma l’uomo moderno, quello occidentalizzato, noi insomma, ha paura di cambiare un lavoro. Cambiare un lavoro perdio !

Ha paura di cambiare città, indirizzo, ha paura persino  di lasciare una persona/situazione che lo rende infelice. Insomma, sereni nella nostra infelicità piuttosto che paurosi in una possibile felicità.

Abbiamo paura che le cose cambino, che si rompano, abbiamo paura di sbagliare, rimanere da soli, abbiamo paura di vivere.

Ma la vita è questo: è cambiamento, è usura, turbamento, dolore e caos ma è anche  forza, rinascita, serenità, equilibrio.

Mi è capitato di avere paura in questi ultimi due anni. Paura per tante cose, materiali, pratiche e non. Era sensato averne, era da persona matura.

Ho detto addio a così tante certezze ! Luoghi, lavori, persone, abitudini, guadagni . Ero autorizzata, quindi.

Ma ad oggi, dopo tutto questo tempo passato a preoccuparmi, intervallato ovviamente da momenti bellissimi e indimenticabili, dopo tutta questa vita vissuta mi sono stancata di girare col freno a mano tirato.

Sì, proprio così, è molto più semplice del previsto. Mi sono stancata di stare sempre sul pezzo a domandarmi di cosa devo avere paura, cosa c’è da temere e quali conseguenze disastrose la mia vita può subire.

Mi sono autostancata. Voi no?!

E posso dire che, a meno che chi mi legge non si trovi in zone di guerra o altamente disagiate, dobbiamo smetterla di piagnucolare come bambini viziati.

Non c’è nulla di così terribile, anzi, l’esperienza più spaventosa che ho vissuto è stata quella di guardarmi dentro sinceramente e vedere quali difetti, insicurezze e lacune io abbia …  di questo, forse, a volte, ho ancora un po’ timore.Di essere inetta, inadatta.  Ma poi do una scrollatina di spalle e dico tra me e me “sticazzi”. Perchè sto facendo del mio meglio, perchè ogni giorno sono in pista per creare il cambiamento che voglio nella mia vita e sì, sarò piena zeppa di limiti e difetti ma sai che c’è ?! Ciao, mi chiamo Patrizia e io sono questa quà . Ho margine di miglioramento, sempre, ma non ho più voglia di dedicare del tempo a sentirmi non in grado di. Chè tanto ci penserà la vita a darmi risposta.

A  volte mi chiedo quanto coraggio, o incoscienza (?) ci voglia a vivere in un certo modo, abbiamo a disposizione un numero così limitato di giorni che non torneranno, abbiamo una salute che non potrà altro che peggiorare più o meno velocemente mentre noi perdiamo tempo ad ammalarci di gastrite, emicrania, ulcera, psicosi perchè siamo accoratamente attaccati al nostro pezzo di frustrazione così vera, così reale,così certa da essere la nostra ancora di salvezza.

Meritiamo tutti di più del tepore rassicurante di certezze che ci rendono infelici. Meritiamo di volerci bene , perché ragazzi quì si è da soli, al limite in buona compagnia, ma si è soli , meritiamo quindi di concederci quanta più speranza e felicità possibile e se questo deve voler dire addio a cose o persone beh, benvenuti nel mondo, dove le cose belle, spesso, sono sotto alle macerie. 

 

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39 pensieri su “Lezione numero 2

  1. prendo nota 🙂
    coraggiosi si diventa. Basta che non sia il pretesto per un’altra fuga da se stessi 🙂
    ben scoperta!
    Simone

  2. A volte ci si “affeziona” alle proprie zavorre. Si sogna di essere altrove e non si riesce a fare il primo passo verso quell’altrove.
    Ma occorre provarci. Lo dobbiamo a noi stessi/e. In fondo abbiamo solo questa vita per tentare di arrivare in fondo sorridenti 🙂
    Un abbraccio
    Dona

  3. Questo post mi serviva (e so che sarà utile anche due amiche che stanno affrontando un periodo di grossi cambiamenti, per cui mi sono permessa di segnalarglielo). A me servirebbe quel coraggio, o incoscienza, per abbandonare una situazione che mi rende infelice e non mi sa più dare soddisfazioni. Ma ho una fottuta paura di pentirmene… non posso entrare troppo nel dettaglio, ma a volte vorrei avere più “palle” e andare veramente alla ricerca della felicità.

    1. Ciao Eleonora. Grazie per il tuo intervento… Senti, io non ti dico nulla in merito alla tua vita, ci mancherebbe ! Però una cosa sulla mia te la voglio dire: io non mi sono mai pentita di nulla. E non perché sia più intelligente/brava/furba/sicura di te ma semplicemente perché ho imparato che se una persona/cosa/situazione mi rende infelice il cambiamento potrà solo portarmi miglioramenti. Alla peggio starò uguale, infelice ma orgogliosa di me per aver provato a cambiare le carte in tavola. Non è facile a farsi, eh?! Però penso che a volte ce lo dobbiamo, dobbiamo cercare in tutti i modi di donarci la serenità se non la felicità.IN bocca al lupo

  4. Il cambiamento…bellissimo argomento! Il cambimanto è la stessa vita ed è inevitabile. Tu scegli se cavalcarlo e andare lontano, e allora diventa un’opportunità. Altrimenti ne vieni travolto e finisci calpestato. non è il più forte che si evolve, ma il più versatile. E non aspettare che il cambiamento venga da qualcun altro, comincia tu! Sii tu il ccambiamento che vuoi vedere, dice Ghandi. Non temere di fare brutte figure, anzi fai ogni giorno la tua bella brutta figura. Ma sceglila tu. Fai la tua lista della spesa, poi entra nel grande centro commerciale. Altrimenti sono “loro” che ti fanno comperare quello che vogliono “loro”. E non è detto che questo sia quello che vuoi tu. Allora fatti la tua lista e scegli tu cosa comperare. E avanti!! Ciao Patty!!!

  5. Bella e sincera questa serie di lezioni. Anche io non mi spiego questa immobilità, non so se sia solo paura o anche rassegnazione oppure mollezza, forse è che alla base c’è una grande mancanza di vitalità, che fa sì che anche il minimo sussulto sia vissuto erroneamente come uno scossone, che il più piccolo rischio sia un considerato un grave pericolo, e così via. La società di oggi è permeata da poca vitalità e troppo calcolo e la forza dell’uno determina la debolezza dell’altra, forse.
    Anche io ho le mie paure, compresa quella di essere inetto. Ma farsi fermare senza aver tentato seriamente, credendoci, è fuori discussione!

    1. Ecco, qui non si discute l’avere o meno paura, che è umano, ma utilizzare la paura come alibi per non fare non andare ma soprattutto non provarci… c’è da dire che alla società odierna conviene che noi viviamo in un clima di terrore perché le masse che hanno paura, non credono fortemente a nulla sono più facilmente influenzabili e guidabili…. cosa che sta in effetti accadendo….

  6. Quanta verita’ nelle tue parole.. E mi ci rifletto completamente. Questa fottuta paura che ci inchioda a vite mediocri, ma stabili. Viviamocela questa vita, molliamo il freno a mano e iniziamo a scalare le marcie. Life is one.

  7. “sereni nella nostra infelicità piuttosto che paurosi in una possibile felicità.” Ecco forse negli ultimi anni ho vissuto così e adesso che a fine luglio rientro in mobilità, non sono spaventata ma la vedo come un’opportunità per rimettermi a pieno ritmo a costruirmi un futuro, il più simile possibile a come lo voglio io.
    Bene così Patty

    1. Bene Alice ! A volte ci vuole una vita intera per capire, capirsi. Ma io dico sempre che anche se si facesse chiarezza a 80 anni sarà comunque valsa la pena. La consapevolezza è un dono raro. Un abbraccio cara Alice, ti leggo, eh?!

      1. Grazie Patty. Perché sai? A volte penso di essere un po’ fuori di testa, considerato che ho qualche annetto più di te. Ma hai ragione, non si è mai troppo vecchi finché si valutano nuove opportunità. Un abbraccio a te.

  8. Le tue parole sono come acqua fresca, grazie. Devo mettermi d’impegno per riuscire a dire anch’io “sticazzi”.

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