Il gioco della vita e della morte

E insomma ho aspettato che l’adrenalina mi scendesse ed il pathos non fosse troppo teatrale chè non mi piace scrivere sotto gli effetti di sostanze , poi sembro un’ esagitata. E di esagitati ce ne sono già abbastanza in circolazione.

Facciamo un gioco, vi va?

Facciamo finta che, come è successo davvero a me, per poco non schiattiate in mezzo ad un incendio, vi va?

…Ehm… sì, posso immaginare non sia l’attività più entusiasmante in cui potete sbizzarrirvi oggi, lo so, ma fidatevi, voglio arrivare ad un punto.

E siccome sono certa che sulla parola “fidatevi” sarete tutti dalla mia parte, cominciamo!

Sei in macchina, la tua, primo pomeriggio, direzione lavoro attraversando una bella strada di campagna, collinare e piena di curve tra i campi dorati.

Il Maestrale è bello teso, a raffiche, però si sente che il vento sta cambiando, sta entrando lo Scirocco.

In lontananza scorgi un incendio, come ce ne sono tanti in questo periodo ,  purtroppo. Dici: vabbè, se è troppo vicino alla strada, mi giro e torno indietro. Però non sembra, e vai avanti.

Ti avvicini, giusto per previdenza chiudi i finestrini e inserisci il riciclo d’aria interno.

Vabbè non commentiamo la mia mania di fotografare SEMPRE
Vabbè non commentiamo la mia mania di fotografare SEMPRE

 

Questa è l'ultima, poi ho pensato bene a guidare
Questa è l’ultima, poi ho pensato bene a guidare

Ti avvicini e appena esci da un curvone che fiancheggia una collinetta ripida ti ritrovi con fuoco nel campo di sinistra e fuoco nel campo di destra. La strada è abbastanza stretta, una corsia per senso di marcia senza corsie di emergenza o bordi stradali.

Pensi: vado avanti che di girarmi qui non è cosa, poi è pure passata una macchina nel senso opposto, non sarà questo gran pericolo…

E vai avanti. Purtroppo però in quel momento, proprio all’inizio di una bella serie di curve cambia la direzione del vento e tutto quel fumo che era nel campo di destra si piazza lungo la strada con te nel mezzo: non vedi nulla, a sinistra e destra senti il crepitìo del fuoco , davanti niente, solo bianco-grigio, dallo specchietto retrovisore idem. Il fumo inizia ad entrare nell’abitacolo, te ne accorgi dall’odore acre che hai in gola e dagli occhi che iniziano a bruciare.

Ti rendi conto di essere in trappola: sinistra fuoco destra fuoco, dietro fumo davanti fumo, dentro inizia ad entrare fumo. C’hai pure il pieno di benzina, anni che non lo facevi (!) e ad andare avanti a caso va a finire che finisci su un campo… benzina+fuoco = bene ma non benissimo.

Diciamo che per quella che è la tua competenza in campo incendiario ritieni di non avere scampo e che il fattore Tempo è determinante. Se esci respiri un paio di volte e svieni, se rimani nell’abitacolo ci metti un po’ di più ma è uguale, inizia a fare caldo e ad esserci l’aria abbastanza irrespirabile, rallenti chè tanto non hai idea di dove sei rispetto alla strada.

Ed è qui, come nei film, che il tempo si dilata. Sì, succede davvero però penso che non sia il tempo a variare ma la velocità della tua mente: passano centinaia di possibili soluzioni/scarto di soluzioni, pensieri, sensazioni, consapevolezze.

Ed eccolo qui il gioco: cercate di immedesimarvi, usate tutta l’empatia di cui siete dotati e cercate di essere lì con me, vivete quei momenti… Ora ditemi: che vi passa per la testa? Quali sono i vostri “presunti” ultimi pensieri? Che fate? O meglio, cosa decidete di fare o di non fare? Come vi sentite? Quali immagini ? Che emozioni?

 

 

 

 

Se sono qui a raccontarlo, l’esperienza ha avuto un esito positivo, ovviamente. Ne sono uscita per puro caso o fortuna, c’è stato pure un momento in cui il corpo ha agito secondo istinto e non dettato dal cervello perché io non ricordo di avere dato certi comandi ma tant’è. Sono qui. Siamo qui.

Volete sapere a cosa ho pensato io in quei lunghissimi, interminabili 10 secondi?

Avevo paura di soffrire bruciando e speravo di svenire prima grazie ai fumi tanto che stavo valutando di scendere dalla macchina e respirare a pieni polmoni, poi forse l’istinto di sopravvivenza mi ha fatto fare scelte diverse… comunque, aldilà dell’aspetto pratico ho realizzato senza ombra di dubbio che quello era il mio giorno, che era così e oggi che sarei morta.

E in fondo mi andava bene.

Ero nel luogo dove volevo essere, cercando di costruirmi la vita  che volevo per me, impegnandomi al massimo, ero lì e non sarei voluta essere in nessun altro posto se tutto quello che avevo fatto mi aveva portato lì a me sarebbe stato bene. Ho avvertito chiaramente la consapevolezza che non me la ero raccontata, non stavo reggendo alibi o vite che non erano mie, ero orgogliosa di me, del niente che avevo realizzato ma che era comunque tutto mio. Né rimorsi, né rimpianti, un po’ dispiaciuta, questo sì perché ero curiosa di sapere dove sarei arrivata altrimenti ma mi sembrava in fin dei conti di non avere perso troppo tempo.

E’ stata una bella avventura, molto intensa e terrorizzante ma devo ammettere che ad oggi sono contenta di averla vissuta e poterla raccontare.

Peccato che per avere un contatto con il nostro Io più profondo tocchi passare per queste esperienze così estreme ma che ci vuoi fare? Siamo fatti così probabilmente.

Auguro a tutti  10 secondi di faccia a faccia con la morte per ricordarvi che siamo vivi.

 

p.s. Ai piromani in ascolto: la Natura sopravvivrà a tutto , sopravvivrà anche all’Uomo.

p.s.2 Vi aspetto nei commenti per leggere la vs versione !

 

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41 pensieri su “Il gioco della vita e della morte

  1. Cara Patty, Epicuro scrisse più o meno così: “Tu non devi temere la morte. Infatti quando ci siamo noi, lei non c’è. E quando c’è lei, non ci siamo più noi.”. Si, ma gli attimi precedenti??? Al di là di quello che ho vissuto io, una delle preoccupazioni maggiori in momenti come quelli penso sia non poter avvisare le persone care. Non poterle avvisare dello stato in cui ti trovi, perchè impossibilitato all’utilizzo dei canali di comunicazione tradizionali.
    Cioè se stai passando dallo stato “fisico” a quello “spirituale”, come fai ad utilizzare sistemi di comunicazione materiali, che implicano appunto lo stato “fisico”? Questo è un bel dilemma!
    Ciao!!

  2. I miei dieci secondi faccia a faccia con la morte li ho vissuti due anni e due mesi esatti fa. Per non rischiare di coinvolgere altri in un incidente (non me lo sarei MAI perdonato), ho fatto la scelta migliore in quel momento – è vero, nel momento del pericolo la nostra mente è capace di dirigere i lavori di salvataggio in maniera efficiente. In quei dieci secondi mentre rotolavo assieme alla macchina non ho pensato né al passato, né al presente, ma ho visto il futuro che non avrei avuto. e ho pensato “Peccato”.

  3. Negli ultimi mesi mi capita spesso di vedere delle cose così belle intorno a me (e magari ti parlo di un “cespuglio” di malva fiorita a bordo strada…) che mi fanno sentire così felice che penso proprio quello che hai pensato tu nell’incendio: se dovessi morire ora sarei soddisfatta di quello che ho avuto, non porterei rimpianti né rimorsi, ho capito molte cose e anche se preferirei avere ancora altri anni qui per capirne altre, mi andrebbe bene anche così. E sono pensieri che mi fanno capire di essere sulla strada giusta, la mia.

  4. io un giro dentro l’incendio l’ho già provato, era il 1987, il negozio dove lavoravo prese fuoco, riuscito a mettermi in salvo sono rientrato per portare fuori una collega rimasta prigioniera…..gran brutta esperienza.
    Per quanto riguarda la tua esperienza mi stavo già gustando una tua coscia arrostita… ma ti è andata bene, quindi mi risolleverò il morale con soppressa e pan biscotto…. un abbraccio.. Maurizio.

  5. Avrei continuato a guidare pur avendo discreta paura degli incendi perchè son fatta così e avrei continuato a pensare, guidando, “lasolitacretina, eadessocomefaccio, potevomicatornareindietro, esescoppialamacchina”. L’unica volta che l’ho rischiata avevo tre anni e non abbastanza vita addosso per vedermela scorrere davanti. Adesso, mi capitasse, credo avrei il rimpianto di lasciar solo chi mi vuole bene: il resto è di secondaria importanza. Fortuna che non ti è successo niente.

    1. Ah ah ah guarda che lo pensavo anche io ! macheminchiadimorteporcavacca ecc ecc ! Siamo davvero appesi ad un filo, non rimandare mai un abbraccio o un ti voglio bene. Un abbraccio e buon inizio di nuova vita lavorativa

  6. Sai che ho vissuto anch’io ciò che è successo a te? Ma non la paura di essere (forse) a un passo dalla morte, bensì la sensazione che se fossi morta, sarei stata comnque felice perchè ero dove volevo essere, a fare ciò che volevo fare: la volontaria in Cambogia, nel 2010.
    Ho in testa un post da un po’ su questa sensazione stupenda, attendevo settembre per dar voce ai miei pensieri a riguardo.
    Ma sai che in piemonte scrivo più che in Oman?? Avevo bisogno di una certa routine…Un abbraccio grande: è bellissimo sapere che, anche tu, hai potuto provare questa sensazione di felitià pura.

    1. Certo che lo so che scrivi più che in Oman…fatico a starti dietro! E ne sono contenta perchè era proprio questo che intendevo … quindi bene , di annoiarci noi, MAI !!! Se poi mi/ci fai un post su dove dormire e andare in Inghilterra io ringrazio .Buon viaggio amica di cammino!

  7. Ciao,
    è tanto che non scrivo ma continuo a seguirti.
    Un abbraccio per quel che ti è accaduto. Sei stata brava a mantenere la calma.
    Ho provato vero terrore forse solo una volta. In un parco un cane da pastore (tedesco) mi si è lanciato contro all’improvviso e senza motivo (soprattutto senza museruola!) e non so come è stato ma sono riuscito a sferrargli un calcio e un attimo prima a spostare con uno strattone la mia fidanzata facendole scudo (cosa che mi è valsa almeno una settimana di vera gloria: continuava a ripetere affascinata che non si aspettava minimamente una simile prontezza, stupore che in effetti sottintendeva una stima non altissima della mia attitudine all’azione). Successe tutto in un paio di secondi. Non ho potuto pensare a niente, solo un brivido fulmineo. E il mio corpo si è mosso da solo. Sinceramente non so come sia riuscito a fare ciò che ho fatto. Ma quando mi sono capitati ultimamente dei lutti, be’, sì, il toccare con mano il destino umano, vederlo entrare proprio a casa mia, mi ha portato in una fiammata di dolore e paura egoistica a chiedermi: se scomparissi in questo momento? Ho sentito allora come un desiderio inappagato di qualcosa di indefinito ma ho anche provato la sensazione che la strada intrapresa era quella giusta. E insieme mi sono sfilate le immagini dei miei genitori, di un mio zio, di mia sorella, di due miei nipoti, di due mie ex fidanzate e di tre miei amici. E poi mi sono venuti in mente dei ricordi di viaggio e dei libri. Tutto in un lampo, però. Un abbraccio. Gianluca

    1. Gianluca che piacere leggerti! Mi domando spesso come stai e dove sei…mi auguro che momenti tristi siano ormai alle spalle… Io l’ho scampata bella, visto? Forse è stato un caso o forse no. Forse è l’ennesima lezione della vita per aprire gli occhi e dare il giusto valore a cose e persone. O forse la vita è a casaccio, per non dirla in altri termini…. In ogni caso siamo qui e prendiamoci il meglio finché ce n’è …

  8. ……mamma mia che brutto momento che hai vissuto! E meno male che ce lo puoi raccontare perchè mi sarei sentita persa senza più leggere le tue perle di saggezza!!!

  9. La stessa sensazione l’ho avuta quando mi sono ritrovata improvvisamente in mezzo ad un banco di nebbia fittissimo alle sei del mattino. Non vedevo nulla. Non capivo se ero a destra o a sinistra della strada 131 all’altezza di Macomer. Non potevo neanche fermarmi su una piazzola. Non se ne vedevano. Non so quanto è durato, ma ti assicuro che mi sembrava di non poter più respirare. Mi mancava l’aria. Infine pian piano si è diradata e eccomi qua a raccontarlo. Però il fuoco è peggio. Dai, è andata bene.

  10. Non lo so cosa avrei pensato, il fuoco è una delle mie paure più grandi. Al momento non mi sembra di aver vissuto grosse situazioni di morte in faccia, però posso dirti che cerco di vivere la vita così, con questa consapevolezza. Che se morissi oggi (tiè, non voglio!) comunque sarei orgogliosa di me e del mio percorso…
    Che esperienza Patty!! Ti abbraccio!

  11. sai, quello che hai descritto mi ha fatto ricordare quella sensazione non in un momento di “drammaticità improvvisa” simile al tuo (che m’è anche capitato, ad esempio, un incidente in bici che mi catapultò su una macchina con atterraggio di schiena, con la domanda nella testa: “oddio sono paralizzato”, e lì non son stati nemmeno dieci secondi); no, fu la sensazione durante un’esame medico, un’espressione ed un volto inopportuni del medico che mi stava controllando, un palpito al cuore che me lo mandò ben oltre alla gola. lo so che è strano, lo so…

    1. Ti faccio il copia/incolla della mia risposta a Bia, come vedrai nulla di eroico 😉 “Per quanto mi riguarda niente di eroico, penso proprio non fosse la mia ora: mentre stavo per fermarmi mi è sembrato di intravedere qualcosa davanti a me, ho avanzato ed era il camion dei pompieri (senza luci né sirene, probabilmente anche loro colti di sorpresa) e non so davvero come, non me lo ricordo, li ho sorpassati senza tamponarli e subito dopo di loro il vento ha girato per cui sono riuscita a vedere un po’ la linea di mezzeria della strada e ad andare avanti.Pensa se mi fossi fermata anche solo 2 metri prima, non li avrei visti e chissà , magari mi avrebbero vista loro ma troppo tardi !”

  12. Wow! 18 anni fa sono riuscito a distruggere una Jeep Pajero su una strada di campagna. Io non mi sono fatto niente, mia sorella si è fatta poco. La macchina (che non era mia) è andata direttamente dallo sfasciacarrozze. Effetto di quelle capriole sull’asfalto, che non finivano mai, mai, mai…

      1. Pensato? Non ricordo di aver pensato nulla… Ricordo che quando la macchina si è fermata ho visto che mia sorella non era più dentro l’abitacolo. Mi sono precipitato fuori e l’ho trovata seduta in mezzo alla strada, immobile. Aveva sfondato il parabrezza con la testa, ma si era fatta solo un taglio sulla fronte da cui usciva un rigagnolo di sangue che finiva sulla maglietta con il faccione di Kurt Cobain. Era tutto talmente paradossale… sangue sulla sua fronte e su quella di Cobain… Per strada non passava nessuno… era pieno agosto e piena campagna, più o meno le dieci di sera… Non credo di aver afferrato esattamente il pericolo corso… neanche nei giorni successivi… Solo ripensandoci anni dopo…

        1. Forse è un meccanismo della mente per non morire d’infarto dallo spavento ! Rielabori l’accaduto solo molto tmepo dopo averlo vissuto, con la dovuta distanza…. Comunque…evviva !!! Vi è andata bene eh?!

  13. Sì, ma poi che hai fatto? Sei andata avanti?
    Io sarei andata avanti, a passo di lumaca, ma avanti.
    A me era capitato vent’anni fa, di essere al punto di. Un camion mi ha tamponato in autostrada, corsia centrale, velocità folle, sono volata fuori sulla destra passando tra due camion e non so come. Finita nel prato che costeggia l’autostrada. Dall’urto, tutti e 4 i pneumatici scoppiati, i ribaltabili crollati, fermandomi contro un palo il motore della macchina è entrato nell’abitacolo.
    Io? Un taglietto da due punti sulla fronte, e mal di schiena che pago ancora oggi.
    Cosa ho pensato in quei… quanti? 10 secondi?
    A parte il chiedermi cosa fosse successo (ancora oggi, dopo 20 anni, a volte sogno e sento “quel” fischio acuto ed improvviso), ho pensato che mi dispiaceva andarmene senza aver detto a mia mamma che le voglio bene.
    Ehi, sai che ti dico? Grazie per avermelo ricordato. In questi 20 anni devo averglielo detto sì e no una decina di volte. Aumenterò :*

    1. Wow che avventura! Beh come prima cosa, dicci come ne sei uscita! Io non so proprio cosa avrei fatto…credo continuare a guidare.
      A me è successo l’anno scorso di aver accettato un passaggio in auto da un tizio locale, in un’isola della Thailandia, di sera, buio pesto attraversiamo una jungla su una strada sterrata. Ad un certo punto il tizio si ferma, mette in folle e tira fuori da una sacca che aveva sul sedile davanti un revolver luccicante. Io che ero dietro, lo guardo a bocca aperta e chiedo “what are you doing?” (non so come ho fatto a parlare) e lui, molto lentamente, apre il tamburo della pistola e inizia a scaricare i proiettili mettendoli via… E poi mi fa: “now is safe”. In pratica aveva tenuto l’arma carica nel caso fossimo stati attaccati lungo la strada e si era fermato a scaricarla perchè 10 metri dopo c’era la strada statale e non poteva girare armato…
      Ecco, io in quei 10 secondi in cui ho immaginato che stesse per ammazzarmi (anche se poi ho pensato che era più probabile che mi derubasse e lasciasse lì), ho avuto la netta sensazione di “compiutezza”. Come se sapessi di aver fatto tutto quello che dovevo fare e che nonostante la probabile morte cruenta, sarei morta felice, soddisfatta.

      1. OMG ! Questa è proprio da film d’avventura! Bellissima se posso permettermi ! Da stare sveglia le successive 48 ore dall’adrenalina… Sai che è esattamente quella la parola ? COMPIUTEZZA. Hai ragione, è perfetta. Compiutezza, che non vuol dire successo, realizzazione o che so io soddisfazione. “Compiutezza s.f.L’essere compiuto, finito in ogni parte; ‖ L’essere compiuto qualitativamente; perfezione: la c. della forma”

        1. Ehehe sì in effetti è stato un bello choc. Grazie per avermici fatto ripensare…sono in un momento di decisioni “importanti” da prendere e a volte scordo che alla fine, le cose importanti sono altre.

    2. Ehhh ma qui non c’è gara ! Mi sali subito sul podio dei “10 secondi perdincibacco”!!! Ammappete che botta de vita! E comunque sì, aumenterei la frequenza dei ti voglio bene alla tua mamma. Per quanto mi riguarda niente di eroico, penso proprio non fosse la mia ora: mentre stavo per fermarmi mi è sembrato di intravedere qualcosa davanti a me, ho avanzato ed era il camion dei pompieri (senza luci né sirene, probabilmente anche loro colti di sorpresa) e non so davvero come, non me lo ricordo, li ho sorpassati senza tamponarli e subito dopo di loro il vento ha girato per cui sono riuscita a vedere un po’ la linea di mezzeria della strada e ad andare avanti.Pensa se mi fossi fermata anche solo 2 metri prima, non li avrei visti e chissà , magari mi avrebbero vista loro ma troppo tardi !

      1. Quando non è l’ora, semplicemente non la è. Penso che certi accadimenti così “forti”, ci siano dati proprio per farci capire quali sono le cose a cui realmente teniamo… e tutto il resto non conta 🙂

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